Quello che leggerete, è già stato pubblicato negli ultimi anni, sul mio blog Mahalla ed anche da altre parti. Niente di nuovo, se non il tentativo di fare ordine e cercare il filo del discorso.
domenica 2 febbraio 2014
Per una memoria condivisa - appunti di dialogo
Quello che leggerete, è già stato pubblicato negli ultimi anni, sul mio blog Mahalla ed anche da altre parti. Niente di nuovo, se non il tentativo di fare ordine e cercare il filo del discorso.
sabato 25 gennaio 2014
La Memoria che verra'
mercoledì 1 gennaio 2014
Per una memoria condivisa - appunti di dialogo
Quello che leggerete, è già stato pubblicato negli ultimi anni, sul mio blog Mahalla ed anche da altre parti. Niente di nuovo, se non il tentativo di fare ordine e cercare il filo del discorso.
sabato 2 novembre 2013
Senza Titolo
sabato 27 aprile 2013
Stavolta non parlero' di Rom e Sinti
sabato 9 febbraio 2013
Il gusto del pane nero
sabato 2 febbraio 2013
Memors, un museo virtuale per ricordare l'olocausto di Rom e Sinti
sabato 4 agosto 2012
Memors: la persecuzione dei sinti e dei rom durante il fascismo
Nella notte tra il due e il tre agosto del 1944 si consumò l'ultima liquidazione del “Familienzigeunerlager" o più semplicemente "Zigeunerlager" di Auschwitz-Birkenau. Oggi, dopo settantotto anni, ricordiamo quell'immane tragedia presentandovi il progetto Memorssabato 9 giugno 2012
Romania
- Acido acetico (-glaciale) è un acido debole e incolore, dall'odore irritante. E' altamente corrosivo.
- Acido solforico H2SO4 (in foto), è un acido minerale molto attivo. Aggiungendovi acqua, può iniziare a bollire e spruzzare gli astanti.
- Fanghi anodici sono un sottoprodotto della raffinazione elettrolitica del piombo.
sabato 4 febbraio 2012
Cosa c'è dopo il Porrajmos?
Non è una bella parola in lingua romanì: significa divoramento, smembramento; e qualcuno preferisce la parola "Samudaripen", genocidio, senza dubbio più oggettiva, ma anche meno carica di significati simbolici.
Se la prima si intende come una specie di stupro collettivo, la seconda credo che sia posteriore ai fatti narrati: insomma le elites intellettuali romanì hanno dovuto adattare-inventare un termine per descrivere qualcosa che i Rom e i Sinti "normali" non erano in grado di concepire, come somma di violenza e di cui neanche comprendevano la ragione.
Non sono in grado di fare statistiche approfondite, ma almeno in Italia quasi ogni famiglia ha avuto un parente internato o ucciso e per molti anni non se ne fece cenno: da una parte per le reticenze e l'ignoranza della storiografia ufficiale, dall'altro per la vergogna (molto privata) con cui le famiglie conservavano quella memoria.
Furono i Sinti tedeschi che verso la metà degli anni '70 iniziarono a far luce su un sistema di annientamento fisico e morale, organizzato in maniera scientifica e massiva.
Però non basta che una notizia sia conosciuta, non basta parlarne (magari per una settimana), perché resti qualcosa anche il resto dell'anno. Ma stavolta non intendo tornare sulle ragioni storico-politiche di un dopoguerra che non passa, visto che è un argomento che qui viene trattato sino alla nausea.
Torno al divoramento e a tutti i simboli connessi. Al vuoto che è rimasto dopo e all'incapacità dei nostri sistemi democratici di costruire una società inclusiva. Un vuoto che da una parte è stato riempito di vergogna e pudore, dall'altra la società maggioritaria (quella degli inclusi) ha imparato a convivere con i propri buchi neri della memoria.
Abbiamo anche noi la nostra vergogna: quella di scoprire il filo che lega la storia di 70 anni fa, con gli sgomberi e i piccoli e grandi razzismi quotidiani. Come in tempo di guerra, c'è chi vede le discriminazioni attuali e preferisce il silenzio, perché nonostante la nostra presunta evoluzione da allora, abbiamo sempre paura di essere additati come irriconoscenti a questo sistema che non ci ha permesso di evolvere, ma al limite di arricchirci. E nel contempo, ci consente di avere un capro espiatorio su cui sfogare i nostri corto circuiti.
Il vuoto, nuovamente, crea e si nutre del DIVERSO. E la paura fa chiudere gli occhi. L'importante è non doverlo ammettere, perché la nostra sicurezza potrebbe collassare come un castello di carte.
Succede allora che la marea di notizie che ci circondano, la scoperta che il Porrajmos è effettivamente avvenuto (nel nostro caso), perde la sua oggettività, e le notizie diventano come pedine di una partita a scacchi. Senza la conoscenza dell'ALTRO, il Porrajmos viene ridotto ad una disputa, dove pari sono chi lo ricorda e chi lo nega.
Non mi sorprende che allora ci sia qualcuno che in questo mercato delle notizie, dove gira di tutto a grande velocità e in centinaia di piazze mediatiche, per [noia, insicurezza, voyerismo ecc.] alzi ancora di più la voce, credendosi dissacratorio ed abbassandosi a fare l'ultra negazionista: il troll della situazione o il Borghezio in brufoli e pantaloni corti.
Anche lui è figlio del divoramento, deve riempire il suo vuoto, inventandosi una propria superiorità. Sognandosi una guerra personale da cui poter uscire vincitore.
Per lui, ho rubato queste considerazioni finali:
La guerra che verrà
non è la prima. Prima
ci sono state altre guerre.
Alla fine dell’ultima
c’erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame. Fra i vincitori
faceva la fame la povera gente
egualmente.
Bertold Brecht
domenica 3 ottobre 2010
I dimenticati tra i dimenticati, giovedì 07 ottobre a La Città dell'Utopia (Roma)
presentano
I dimenticati fra i dimenticati "Rom e Sinti dalla persecuzione nazi-fascista di ieri alla negazione dei diritti attuale
"La Città dell'Utopia"
giovedì 07 ottobre 2010
Nell'ambito della seconda edizione del progetto "I dimenticati tra i dimenticati" si terrà, un evento-dibattito con rappresentanti delle comunità Rom ed esperti ed attivisti internazionali. Video, musica ed aperitivo-cena a conclusione della conferenza.
Programma della serata:
dalle ore 18.00 - Dibattito "Rom e Sinti dalla persecuzione nazi-fascista di ieri alla negazione dei diritti attuale"
intervengono:
Paul Polansky (Antropologo e poeta, autore di Black Silence e One Blood – One Flame)
Luca Bravi (Professore Università telematica Leonardo da Vinci)
Riccardo Carraro (Servizio Civile Internazionale)
Graziano Halilovic (RomaOnlus)
Licia Porcedda (Ricercatrice presso L'École des hautes études en sciences sociales)
Lorenzo Romito (Ass. Cult. Stalker e ON/Osservatorio Nomade)
Modera Stefania Pizzolla (Servizio Civile Internazionale)
a seguire:
musica, apero-cena rom, video con testimonianze di Milka Goman ed altri rappresentanti della comunità Rom e Sinti
Il progetto "I dimenticati tra i dimenticati 2" ("The forgotten among the forgotten 2"), promosso dal Servizio Civile Internazionale in collaborazione con Romà Onlus e finanziato dalla Commissione Europea, è incentrato sulla memoria delle persecuzioni nazi-fasciste di Rom e Sinti. Attraverso la conoscenza di quanto accaduto nel passato, si vuole analizzare quello che sta avvenendo ancora oggi, in Italia ed all’estero, a queste persone, vittime di espulsioni, violenze, razzismo, negazioni di diritti.
L’evento si inserisce in un programma iniziato il 29 settembre con la partecipazione di attivisti internazionali impegnati in seminari e workshop sulle condizioni del popolo Rom supportati da una parte studio sulla memoria delle persecuzioni nazi-fasciste di Rom e Sinti e sulla loro situazione attuale. In coordinamento con la comunità di Agnone, gli attivisti si recheranno anche in visita alle scuole del paese che hanno realizzato un progetto sulla memoria e l’internamento di famiglie Rom rastrellate in tuta Italia e internate nel convento di S. Bernardino.
I volontari nel corso del progetto incontreranno esperti, professori e operatori sociali legati alla comunità Rom e Sinti e realizzeranno interviste, video ed articoli oltre ad una mostra fotografica ed una rassegna stampa internazionale che verranno diffusi al pubblico.
Per informazioni: e.cavassa@sci-italia.it ; info@sci-italia.it: web: www.sci-italia.it
Per informazioni sulla serata: lacittadellutopia@sci-italia.it ; tel. 06 59648311 - 346 5019887.
La Città dell’Utopia
Via Valeriano, 3f (San Paolo) / 0659648311 / 3465019887 /http://www.lacittadellutopia.it / Chiuso: sab. dom. a parte per iniziative / Aperto: 11-19,30 / Locale non climatizzato / Non accessibile a sedie a rotelle / Entrata GRATIS
Il progetto "La Città dell’Utopia" dell’associazione Servizio Civile Internazionale, con il patrocino del Municipio XI, è un progetto laboratorio di Cittadinanza attiva e sviluppo territoriale che propone all’interno dell’antico Casale Garibaldi corsi e laboratori sociali, iniziative culturali (serate tematiche, incontri dibattito, concerti, mostre, video-proiezioni), mercatino contadino, giardino sperimentale e minicampi e campi di volontariato internazionali.
Il tuo 5xMILLE allo SCI
Codice Fiscale 97004220584
Servizio Civile Internazionale S.C.I.
via Cruto 43 - 00146 ROMA
tel.065580644-661
web: www.sci-italia.it
e-mail: info@sci-italia.it
domenica 19 settembre 2010
Giornalismo genetico
La presenza di questo gene nel sangue è la dimostrazione che questi zingari sono esseri irrecuperabili. Eva Justin, scienziata razzista a servizio del regime nazista
I rom […] e l'illegalità insita nel loro DNA. Roberto Poletti, giornalista, 9 settembre 2010
La Commissione Europea ha aperto ieri una procedura di infrazione nei confronti della Francia per l'espulsione delle persone rom. Questa è l'unica notizia confortante nella lettura della rassegna stampa in una settimana non affatto rassicurante.
Molti giornalisti si confrontano con la realtà rom, una realtà complessa e variegata, usando impunemente stereotipi che hanno accompagnato le mille vicende di persecuzioni subite nel corso dei secoli dalle popolazioni sinte e rom. Essi dimostrano, attraverso i loro commenti, di aver perso ogni senso del limite.
Rom accostati indistintamente a delinquenti; rom visti esclusivamente come un problema, una massa indistinta da eliminare, espellere, deportare; rom descritti come un gruppo generalizzato, privati della loro individualità.
Articoli che ci dimostrano quanto il sentire anti-rom sia fortemente radicato nella società, quanto esso sia condiviso, scontato, quanto esso non faccia scandalo. Nei confronti delle minoranze rom e sinte, ci si permette di dire qualsiasi cosa senza il timore di essere condannati. E' preoccupante il clima di assuefazione che si è venuto a creare nella società italiana di fronte alle violazioni subite da tali minoranze.
L'articolo di commento I rom sono un problema della Romania("Cronacaqui", 11/9) si distingue fra i tanti letti questa settimana per i suoi contenuti razzisti. Francesco Bozzetti a proposito della "questione rom" propone alcuni suggerimenti come, per esempio, impedire la circolazione dei rom in Europa, suggerendo in sintesi di violare la direttiva europea sulla libera circolazione delle persone: "[…] alla Romania […] avremmo come minimo dovuto chiedere di impedire la libera circolazione dei delinquenti e dei rom, che sono da sempre un loro problema, una loro etnia. Gli stessi romeni non amano i rom, non li vogliono e li 'esportano' volentieri all'estero come fanno con i loro criminali". Riferendosi alla situazione milanese aggiunge "[...] periferie, sottoponti e fabbriche dismesse invase dalla peggior specie di zingari dediti a furti, spaccio di stupefacenti".
Esemplare, poi, per i suoi contenuti è il seguente articolo: Sottile differenza tra PD e destra sulle case ai rom ("Libero Milano", 9/9). Il giornalista Roberto Poletti, nella rubrica intitolata Grane, spiega la differenza fra i due schieramenti politici a proposito della questione dell'attribuzione dei 25 alloggi Aler (alloggi che escono dalla graduatoria ufficiale) ad alcune famiglie rom che attualmente risiedono nel 'campo' di Triboniano.
Inizio a leggere l'articolo e ad un certo punto mi imbatto in una teoria classicamente razzista: "l'illegalità insita nel loro DNA". Leggo e rileggo più volte, sperando di essermi sbagliata: DNA, DNA? Purtroppo non è così, ho letto bene, il giornalista ne fa proprio una questione genetica.
Già i nazisti, attraverso i loro scienziati razzisti, avevano elaborato una pseudo teoria sulla pericolosità della 'razza zingara' tarata da un gene molto pericoloso, il Wandertrieb (l'istinto al nomadismo). Questo bastò a condannare rom e sinti allo sterminio. Per un attimo mi si annebbia la mente, rimango basita, sconvolta e profondamente lesa nella mia stessa identità.
Frasi come queste pesano e pesano come macigni, perché sei sinta e rom, se sai cos'è il Porrajmos, se la pianificazione razzista e omicida del passato ha colpito la tua famiglia, se solo per caso i tuoi cari sono riusciti a scampare alla furia del regime nazifascista e alle fiamme dei lager; se ogni giorno ti accorgi di quanto il tuo Paese abbia dimenticato quel passato, e anzi ne invochi il ritorno, frasi come quelle ti fanno inorridire. E io sono sinta.
Visto che ci sono giornalisti che violano quotidianamente il codice deontologico attraverso l'istigazione all'odio e al razzismomi sembra doveroso, e storicamente corretto, ricordare che furono più di 500.000 le persone rom e sinte vittime dello sterminio pianificato e commesso dal nazi-fascismo.
Domenica 5 settembre ho partecipato alla celebrazione della Giornata europea della cultura ebraica. Mi hanno colpito fortemente le parole del Presidente della Comunità ebraica di Mantova Fabio Norsa, quando ha ricordato ai presenti che gli Ebrei non vogliono essere relegati all'immagine di vittime della Shoah ma considerati comunità portatrice di una cultura millenaria. Ho provato un po' di invidia per quelle parole: quando sarà possibile per noi sinti e rom fare un passo del genere?
Anch'io, come capita a molti ebrei, desidererei non dover tornare sempre sul tema del genocidio, ma purtroppo gli stereotipi, i pregiudizi e le barriere da superare sono ancora infiniti. Forse tutto ciò sarà possibile solo se ci sarà una concreta elaborazione di quello che è stato il genocidio dei rom e dei sinti. Purtroppo però la nostra è una memoria mutilata, completamente ignorata da molti.
Oggi per molti sinti e rom non è nemmeno possibile dichiarare la propria identità, se dichiararti per ciò che sei significa essere automaticamente equiparato al peggiore dei criminali. Il Porrajmos però fa parte della storia d'Italia e d'Europa e tutti hanno il dovere di sapere e di tenere a mente, giornalisti compresi.