sabato 19 maggio 2012

I Diversi


Tratto da un recente scambio di opinioni:
Nell'introduzione leggiamo: "Quelli di cui parlo non sono Rom immaginari o da rotocalco, ma persone reali con cui ho agito, discusso, riso, litigato per anni". Quale è la Sua esperienza personale con la comunità rom?
Quella di una comunità piccola, rinchiusa ed assediata. Al di là di questo, composta da gente che ha, come me o come il mio vicino di casa, problemi, aspettative, guai e speranze...
    Ho ritrovato un post che fece scandalo nella sonnacchiosa comunità dei blog di Tiscali, del 17 marzo 2005:
Vittorio: "Per come è oggi la situazione, è meglio vivere in un appartamento, soprattutto per i nostri figli. Nei campi spesso c'è troppa violenza, e la situazione igienica non è certo delle migliori".

Rita, sua moglie: "Certo, io pur non essendo una zingara preferivo la vita nei campi. Anche i nostri bambini stavano meglio. Quando ci siamo trasferiti in appartamento non riuscivano a dormire, si sentivano soffocare e poi sentivano la mancanza dei loro amici. Nei campi si vive tutti insieme, in questi palazzi, invece, ognuno pensa per sé".

Ivan: "Tutte le mattine devo timbrare il cartellino alle otto. È mio padre che tutte le mattine mi accompagna all'autobus in macchina. La mia vita è cambiata completamente, vivo con i miei e prima andavamo avanti col contagocce, oggi ho dodici mensilità, tredicesima e quattordicesima. Sul posto di lavoro nessun problema, essere zingaro non ha provocato reazioni negative fra i miei colleghi. I miei colleghi non sono bambini, sanno che vivo in un accampamento, ma non è un problema."
testimonianze da: Zingari a Milano di Laura Tajoli, Roberta Lorenzetti, Giliola Verza ed. Vivereoggi – Comune di Milano

Francesco: "La nuova sistemazione abitativa ha fatto emergere anche nuovi problemi cui devo dedicare la mia attenzione e il mio impegno. Devo occuparmi degli attacchi della luce, delle giovani coppie in cerca di casa e dei rapporti tra il nuovo quartiere e gli altri cittadini di Cosenza.
Non è facile il mio ruolo; mentre prima della realizzazione del villaggio mi occupavo della sola questione abitativa, ora affronto tutti i problemi, sono un mediatore 'globale', usando una parola imparata dei miei amici del Movimento per la Pace che ho frequentato da quando siamo usciti dalla baraccopoli e viviamo più intensamente la vita cittadina.
L'uscire dall'emarginazione mi ha permesso di acquistare maggior sicurezza nelle mie capacità. La responsabilità acquisita, grazie all'incarico di mediazione dell'Opera Nomadi, mi ha spinto a partecipare con consapevolezza a tutti gli incontri con le autorità, come ad esempio il Giorno della Memoria, organizzato insieme al Comune di Cosenza per ricordare i Rom e i Sinti sterminati dal nazi-fascismo.
L'arrivo nella nostra città di un gruppo di Rom, provenienti dalla Serbia, è stata l'occasione per conoscere la lingua che parlavano i miei nonni: quel romanès che vorrei portare nelle scuole."
atti del convegno: LA MEDIAZIONE CULTURALE, una scelta, un diritto – Istituto di Cultura Sinta – Mantova 2004

Parlando con un amica al campo: "Quand'ero più giovane, sono andata a chiedere l'elemosina. Non perché mi piacesse, ma perché non c'erano alternative. Adesso qualche volta lavoro, non lo farei più. I miei genitori erano analfabeti, io ho studiato in collegio. Le mie figlie adesso frequentano le superiori. Ecco: non voglio che loro debbano mai chiedere l'elemosina, sarebbe l'unico motivo per tornare a farlo io!
Loro sono diverse da me: figurati che adesso si preoccupano della linea! E poi, io alla loro età mi vestivo come capitava, loro vanno a scuola e vogliono non sfigurare di fronte alle loro amiche gagi. Così, mi chiedono i soldi per i vestiti. Ma di soldi, ne girano sempre pochi. Così ho risposto: la mattina andrete a scuola, il pomeriggio a lavorare. Anche come lavapiatti, non importa. Non torno a chiedere la carità per comperarvi vestiti."

sabato 12 maggio 2012

Diario di un razzista


Stanotte rileggevo il mio vecchio blog, Pirori, e tra i vecchi post ho ritrovato questo del maggio 2004. Chissà se quel razzista è ancora in circolazione, e chissà se è cambiato qualcosa...
Io odio i neri, gli zingari (e un po' anche i gialli): non mi sento più sicuro di girare in città. Sono Italiano e me ne vanto.

Me ne vanto di meno quando incontro un francese o un inglese: mi guardano sempre con quella superiorità di chi è un popolo da almeno 1000 anni, mentre di Italia se ne è cominciato a parlare da neanche 200. Ma in casa ho il TV color, il DVD, l'HiFi e tutte quelle cose col nome inglese. Se me le portassero via, mi sentirei un po' nero anch'io. E ho paura.

Gli zingari non hanno tutte queste cose, ecco mi sentirei un po' zingaro...

Loro non pagano le tasse come me, per scacciare la paura loro rubano i TV color, e poi li rivendono a noi italiani, o ci allevano dentro le galline. Io, piuttosto che rimanere senza TV color, lo comprerei persino da uno zingaro (e magari ci risparmio, basta stare zitti).

Io pago le tasse per stare in pace, e con le tasse mando i figli a scuola. Adesso, anche gli zingari vogliono mandare a scuola i figli (con i soldi che paghiamo noi!) Abbiamo fatto un presidio, alla fine alcuni loro genitori li hanno ritirati dalla scuola. Poi, andando a lavoro, ho trovato uno di questi bambini zingari per strada. Magari quel bambino andava a chiedere il mangel, o a rubare. M'è venuto un pensiero strano in testa: e se quello andava a rubare, io con quelli del presidio (tutti italiani, lavoratori, padri di famiglia) non è che ce l'abbiamo mandato noi??

A scuola, con gli zingari, stanno succedendo cose strane: prima, o i soldi (le mie tasse!) non venivano spesi, oppure dovevamo pagare di tasca nostra quello che lo stato ci doveva. Adesso la scuola ha tutta una serie di finanziamenti che neanche mi aspettavo. Però gli zingari sono sporchi: adesso a scuola hanno chiesto persino una lavatrice. Ho fatto 2 conti: se ci tassiamo noi genitori, avremo la lavatrice a scuola, e forse ci risparmiamo su quello che pagavamo prima (o almeno andiamo in pari).

La lavatrice: è un idea che ho avuto parlando col dottore; però si è aperto un nuovo problema. Il campo degli zingari fa schifo solo ad immaginarlo... non c'è acqua o corrente, certo che i bambini arrivano sporchi a scuola. Ma, se per caso lì dentro scoppiasse un'epidemia, le malattie (che non sono razziste come me), prima o poi arrivano anche da noi. Potremmo fare un nuovo presidio, perché gli zingari vadano via, magari al posto del campo, non faranno un parco, ma speriamo almeno in un supermercato (ce ne sono già altri otto). E poi, mi sono detto: "Quelli" dove vanno? Non che me ne importi, ma lo so già, staranno qui attorno e gireranno nuovamente nel quartiere. Anche ad arrestarli tutti, poi dove li si mette? Io non so più se sono razzista, o se è solo la paura che scrivevo all'inizio... ma tra uno zingaro che ho già visto e uno sconosciuto che verrà poi, forse preferisco quello che ho già visto, che il figlio va a scuola, che magari gli ho dato dei vestiti alla mamma… Cercate di capirmi!

Credo che il Comune non ascolterà questi pensieri di un razzista, e sgombererà il campo con la polizia e con le ruspe (che io pago con le mie tasse). Si aspetterà che gli sia grato di questo quando ci saranno le elezioni. Dopo le elezioni, avremo un altro accampamento abusivo, poco distante dal primo, e dovremo ricominciare ad odiarci da capo, come se niente fosse successo.

Odiare per me non è un problema, sono abituato. Sono molto più preoccupato perché le mie tasse da anni sono finite in un giro vizioso: polizia, ruspe, sgombero dell'immondizia quando non se ne può più. Ogni anno senza che niente possa cambiare. Gli zingari montano un campo, il Comune lo smonta, il Comune monta un campo, gli zingari lo demoliscono.

Forse sarebbe meno pesante per le mie tasche, se il Comune li pagasse per montare, e tenere in ordine, dove li manda. I soldi, ho scoperto ci sono, ma se non vengono spesi, non è che saranno investiti per fare quel parco che avremmo bisogno. No! Tornano in tesoreria, o a Bruxelles o chissà dove. Ho il sospetto che per farmi un favore, mi nascondano i soldi... e questo non è bello, se sei convinto che i ladri siano gli zingari!

Insomma, caro diario, sono sempre razzista, ma a ragionare mi è venuto una gran mal di testa. Cosa mi rimane di sicuro? La mia paura. Se non ne avessi così tanta, parlerei con gli zingari per capire chi è il ladro. Ma non ne sono capace, e forse anche lo zingaro avrà paura di parlare con me. Saremo condannati ad odiarci, e per fortuna è quello che sappiamo fare meglio.

sabato 5 maggio 2012

Autoemancipazione di una donna rom ungherese


Roma Buzz Monitor di Laura Rahman
Non molti conoscono la differenza tra razza, nazionalità ed etnia. Molti di noi considerano queste tre parole come similari. Sono nata e cresciuta all'interno di un ghetto zingaro urbano in Ungheria. Nacqui che mia madre aveva 16 anni. Mio padre era un giovane delinquente. I suoi genitori erano scomparsi ad Auschwitz e lui crebbe in affido. Non si è curato troppo della sua origine etnica. Aveva adottato la vita dei Rom dove aveva famiglia e amici. In Ungheria, parlavo ungherese e non avevo religione, causa il periodo comunista. Ho frequentato le scuole ungheresi, imparato la letteratura e la storia degli Ungheresi, ma vivevo nel ghetto zingaro di Budapest. Attorno a me c'erano povertà e crimini, ma anche amore e molta arte in forma di musica e balli. A 20 anni, emigrai negli USA. All'inizio, ero persa. Non parlavo inglese, non avevo famiglia, e neanche una religione che mi collegasse a qualche gruppo. Andai a scuola per imparare l'inglese. Con me frequentava gente di tutti i tipi, ognuno parlava la sua lingua e frequentava la propria gente. Mi chiedevano da dove venissi. Dall'Ungheria, rispondevo. Poi mi chiedevano dov'è l'Ungheria. Nell'Europa dell'Est. Volevano anche sapere che lingua parlavamo. Dicevo loro che in Ungheria si parlava ungherese, e sentivo un orgoglio nazionale perché la gente voleva conoscere il mio paese. Non mi è mai maturato di poter essere di altra nazionalità che ungherese. Cinque anni dopo sono diventata cittadina naturalizzata USA. Vivo a New York, sposata con un Indiano musulmano, con mio marito ed i miei figli parliamo inglese, seguiamo l'Islam, vivendo come qualsiasi ordinario cittadino USA. Americani medi, con una casa in periferia, che guidano sempre per andare al negozio di alimentari, all'ufficio postale, a fare la spesa settimanale nei grandi supermercati, che mangiano hamburger ed inzuppano ciambelle. Mi sono pienamente adeguata alla nuova vita negli Stati Uniti. Ora i bambini sono cresciuti e non richiedono più la mia totale attenzione. La mia vita sociale ruotava attorno a loro. Andavo alle riunioni scolastiche, li portavo alle attività extracurriculari come corsi artistici, nuoto e tennis, incontrandomi e socializzando coi genitori dei loro amici. Ora che ho tempo per me stessa, mi sto facendo domande sullo spirito. Mi sono trovata in crisi d'identità. Così sono tornata al college, cercando di diventare una persona importante, in grado di fare la differenza. E lì ho imparato alcune cose importanti. Ho imparato che apparteniamo tutti ad un'unica razza umana, che in qualche modo siamo tutti interconnessi, e che la nazionalità e l'etnia sono fattori secondari della nostra identità umana.
Cosa significa essere zingaro? E' natura o educazione ("nature or nurture?"nella versione originale ndr.)? Nasciamo per essere zingari o lo diventiamo per fattori sociali ed ambientali? C'è molta speculazione sul patrimonio ereditario zingaro. Non è di questo che voglio discutere. Il mio dilemma è cosa sia essere uno zingaro nel mondo d'oggi. Sono necessari determinati requisiti? Quali? E chi è l'autorità che ci dice se siamo zingari o no? Essere zingari per fattori genetici non basta. Alcuni di noi hanno solo una percentuale di sangue rom nelle vene, ma rimaniamo zingari. Noi popolo romanì siamo in viaggio da 1000 anni. Questo significa che abbiamo viaggiato nel mondo e ci siamo mischiati con tutti i popoli incontrati per strada. Inoltre, un fatto impopolare è che in Europa siamo stai schiavi per circa 500 anni. Significa, che le zingare erano violentate, usate come schiave del sesso. Anche i bambini nati in quest'ambiente diventavano schiavi. Se proveniamo dall'India, perché tra di noi ci sono Rom biondi e con gli occhi azzurri?
Gli zingari sono una razza? La risposta è no. C'è soltanto una razza Umana, cioè l'Homo sapiens. La razza è un trucco della genetica. La popolazione umana mondiale condivide il 99,9% della genetica. La razza è natura e l'etnia è educazione; cioè, caratteristiche di nascita contro patrimonio culturale. Lo 0,1% di variazione genetica è responsabilità delle differenti caratteristiche umane, come il colore dei capelli e la struttura del corpo, il colore degli occhi e della pelle. Ma lo stesso colore della pelle è fortemente influenzato da fattori ambientali, quali la somma delle radiazioni solari. Ci sono tre distinte razze umane e trenta sottorazze. I Rom appartengono alla categoria degli Ariani, perché discendono dagli Indiani e parlano una lingua indo-europea.
  1. Razze caucasiche; Ariani che parlano lingue indo-europee
    Camiti, discendenti dalla progenia di Noè
    Semiti-Ebrei, Arabi
  2. Razze mongole; Mongoli nordici, Cinesi ed Indo-Cinesi
    Giapponesi, Coreani, Tibetani, Malesi, Polinesiani, Maori Micronesiani
    Eschimesi, Indo-Americani
  3. Razze negroidi; Africani, Ottentotti, Papua/Melanesiani, "Negritos"
    Australiani, Dravidi
Queste razze hanno sviluppato considerevoli variazioni fisiche tra una popolazione e l'altra. Le caratteristiche fisiche di popolazioni ed individui sono un prodotto dell'interazione tra geni ed ambiente. Per esempio: i propri geni predispongono ad un particolare tono di pelle, ma il colore della pelle di ognuno è fortemente influenzato da fattori ambientali quali la quantità di radiazioni solari. La razza definisce anche le relazioni sociali. Tutti gli esseri umani possono accoppiarsi tra di loro e mischiarsi, quindi siamo una sola razza. Ho sentire dire degli zingari che vivono in mezzo a chi non lo è, che è come mettere un asino in una mandria di zebre, all'asino no cresceranno le strisce. Certo che no! Un giorno morirà, nessuna zebra si prenderà cura di lui, sarà preso a calci e cacciato. Sarà respinto dal branco di zebre, perché l'asino non è uno di loro. L'asino è di una razza differente dalla zebra.
L'etnia si riferisce all'identificazione sociale degli individui basata sul loro patrimonio culturale e su caratteristiche comuni. I gruppi etnici possono condividere antenati, lingua, cultura, nazionalità o religioni comuni, o un misto di questi fattori. Per esempio, ci sono due tribù in Ruanda - gli Hutu e i Tutsi. I componenti di entrambe le tribù si assomigliano, parlano lo stesso gergo... Ma il governo belga etichettò i Tutsi (che allevavano bovini) come superiori agli Hutu (che erano agricoltori), e questo ha portato a scontri sanguinosi. Il punto è che gente della stessa razza ma con differenzi culturali può dirsi appartenente a differenti etnie. Ecco un altro esempio: quando gli Indiani migrano negli USA per studio o lavoro, sono etichettati tutti come "Indiani", anche se provengono da parti differenti dell'India, con tutte le differenze culturali e fisiche (per esempio: i nati nell'India del Nord hanno caratteristiche fisiche differenti dai nati nell'India del Sud - e anche se sono di etnie differenti, negli USA sono tutti etichettati semplicemente come "Indiani"). Lo stesso succede al popolo romanì, anche se sembrano, agiscono, parlano differentemente, anche se vengono da retroterra etnico diverso, sono tutti etichettati solo come "zingari". La razza non si può cambiare. Ma l'etnia, sì. Inoltre, l'etnia è influenzata da fattori culturali ed anche dalla geografia. Abbiamo visto sopra  come gli Indiani, che in India sono differenziati etnicamente, siano considerati un popolo della medesima etnia in un altro paese. Lo stesso nel caso degli zingari. Un gruppo etnico ha una sua propria cultura separata. Chi appartiene ad una razza, lo è indipendentemente da quali possano essere le sue differenze culturali. L'etnia è principalmente per "cultura similare", mentre la razza è tutto quanto va riferito a caratteristiche fisiche/biologiche.
Nazioni e Stati-Nazione
La nazionalità si riferisce semplicemente al paese dove sei nato. La nazioni sono gruppi di persone culturalmente omogenee, più grandi di una sola tribù o comunità. Condividono lingua, istituzioni, religione ed esperienze storiche.
Quando una nazione di persone ha uno stato o un paese proprio, viene chiamato stato-nazione. Francia, Egitto, Germania, Giappone sono eccellenti esempi di stati-nazione. Ci sono alcuni stati che hanno due nazioni, come il Canada e il Belgio. Anche una società multiculturale come gli Stati Uniti sono uno stato-nazione.
Stati e paesi indipendenti
Iniziamo col definire uno stato o un paese indipendente. Uno stato indipendente:
  • Ha spazio o territorio i cui confini sono internazionalmente riconosciuti (possono esserci controversi e di confini).
  • Ha popolazione che ci vive su base continuativa.
  • Ha attività economica ed un'economia organizzata. Commercio nazionale regolato, sia interno che estero. Emette moneta.
  • Gestisce l'ingegneria sociale, come l'istruzione.
  • Ha un sistema di trasporti per trasferire merci e persone.
  • Ha un governo che fornisce servizi e ordine pubblico.
  • Ha sovranità. Nessun altro stato può esercitare l'autorità sul territorio del paese.
  • Ha riconoscimento esterno. Un paese "votato nel club" dagli altri paesi.
Nel mondo ci sono attualmente 196 stati indipendenti. Territori all'interno di un paese o parti individuali di un paese, non sono paesi a sé stanti. Ci sono nazioni senza stato come i Curdi. Per i Rom essere una nazione non è proprio possibile a causa della loro dispersione nel mondo. I Rom non sono un popolo omogeneo come i Curdi. I Rom non condividono le stessa storia, lingua, costumi, cultura. Ogni suo gruppo etnico ha la propria identità culturale, di ciò che chiamano la loro cultura.
Altre temi caldi tra Rom e non-rom sono l'assimilazione e l'integrazione. Assimilazione significa assorbire le minoranze, che devono adottare lingua, costumi e "valori" della maggioranza.
L'integrazione, invece, richiede l'accettazione delle leggi di un paese, dei diritti umani come la libertà di parola, e dei diritti democratici fondamentali, ma non richiede lo sradicamento di tutte le differenze culturali o identità di gruppo: si concepisce come un processo a due vie, in cui si influenzano e si modificano l'un l'altra tanto la maggioranza che la minoranza, ed in cui le differenze possono convivere pacificamente fintanto esiste un comune impegno a vivere assieme. La maggior parte dei Rom è già assimilata, molti i Rom integrati persino nei loro paesi d'origine. Per molti, assimilazione ed integrazione sono ancora una lotta. Una manciata di leader rom si oppongono ad entrambe. Se i Rom vogliono sopravvivere nel prossimo millennio, assimilazione ed integrazione sono un dovere. I Rom devono prendere un posto nella loro comunità, essere parte del tessuto vitale del paese ospitante. Senza, saranno sempre vulnerabili ai conflitti tra paesi ospitanti e stati confinanti.
Io, Laura Rahman, nata in Ungheria, cittadina naturalizzata degli Stati Uniti, dichiaro che, io, appartengo alla razza Umana e sono di etnia Rom. La conoscenza mi ha emancipato dall'avere qualsiasi dubbio sulla mia identità. Dopo questa ricerca, chiaramente vedo le differenze tra nazionalità, etnia e razza.

sabato 28 aprile 2012

Vi sussurro di sgomberi


Dal diario di un dirigente della polizia municipale di Roma Capitale...(segnalazione di Carlo Stasolla)
Continua lo sgombro degli insediamenti abusivi con la bonifica dell'aerea nel territorio del V Municipio. Oggi abbiamo sgombrato quattro insediamenti abusivi tra la Palmiro Togliatti e Ponte Mammolo, ove al nostro arrivo i nomadi si sono allontanati alla spicciolata. Nel corso dell'operazione, all'interno di una baracca, sono stati rinvenuti dei testi e quaderni scolastici. Una piccola e immediata indagine ha dato la possibilità ad un bambino che chiameremo Sandro, di rientrare in possesso almeno dei libri e quaderni rubati nel pomeriggio, unitamente allo zainetto e autoradio dall'interno dell'auto della mamma. Il piccolo studente è rimasto molto soddisfatto riavere i suoi libri e quaderni

    La più giovane, una ragazzina, sgranocchia un pezzo di focaccia:
Sono arrivati alle 7 di mattina. Ti lasciano sotto la pioggia. Dovevo scaldare il latte per mio figlio di 4 mesi e non potevo, perché avevano tolto l'elettricità. Ma intanto davano da mangiare ai cuccioli di cane. "Che carini!" dicevano.
    La più anziana è come un fiume in piena. Ci conosciamo da oltre 20 anni; i miei figli e i suoi nipoti sono praticamente cresciuti assieme. Mi investe con frammenti di frase, ripetendomi cose che io e lei sappiamo a memoria.
Mi hanno portato via la mia casetta. Capisco se fosse stata rubata, ma l'avevo pagata tutta coi miei soldi.
Ho 62 anni, sono italiana e non rubo. Quando io e mio marito avevamo un negozio, ci siamo dissanguati con le tasse, e siamo finiti qui.
Mi hanno messo per strada solo perché sono una zingara. Mi cacciano e non ho più dove andare.
Mi hanno detto vai via, e poi mi hanno chiesto "Dove dormirai stanotte?". "Sotto quell'albero," ho risposto...
Ma ti rendi conto? Sono cardiopatica, ho il pace-maker e mi hanno dovuto mettere nell'ambulanza perché stavo male, e la dottoressa mi ripeteva che dovevo andare via. Ma con che cuore?? Io ho forse cacciato di casa quella dottoressa?
Se avessi rubato, non sarei qui. Ma se fossi stata una ladra o una extracomunitaria, avrei avuto un aiuto.
Vorrei avere un mitra qua tra le mani. Farei una strage, credimi, ho perso ogni speranza.
I miei vestiti, sono nella casa che mi hanno sequestrato, ed io sono qui...
Eppure questo campo l'ho fatto anch'io, sono andata in piazza assieme a tutti quando chiedevamo acqua e luce. Guardami in che condizione sono...
    E poi ricomincia, arrabbiandosi con me, con i politici, con i giornalisti. Deve sfogarsi, sa che nessuno vuole ascoltarla.

    Io, forse ho fatto troppa abitudine a ragionare, mediare, spiegare. Ma poi torno a casa con la stessa rabbia di questa gente e mi stanco di dover essere sempre diplomatico. Non servirà a nulla, ma uno sgombero sono persone, beni, affetti, sicurezze, che ogni volta sono messi in discussione. Ecco cosa state leggendo.

sabato 21 aprile 2012

Fuochi e nebbie in val Padana

Domenica sera è tornato il fuoco, a distanza di 10 giorni, a riprendersi ciò che era rimasto dell'insediamento di via Sacile, che ora non esiste più. Il racconto di chi c'era:

Milanoinmovimento Di nuovo a fuoco il campo rom di Via Bonfadini! Aggiornamenti in diretta e foto. a cura di Karma Mara

23.30 Una cinquantina di persone accetta una sistemazione provvisoria di una notte presso la Caritas.
23.00 Una parte degli abitanti del campo si rifiuta di accettare la soluzione che li vedrebbe per una notte presso la Caritas (che offrirebbe loro un tetto ma non posti letto): la loro preoccupazione è quella di trovare una nuova area e non una sistemazione temporanea per la notte. Chiedono alle autorità la possibilità di accamparsi presso il Parco Lambro o di restare nell'area bruciata.
L'amministrazione rimane ferma sulle sue proposte invitando le famiglie ad accettarle, pena lo sgombero.
La protezione civile porta tea e biscotti, ma nessuna tenda. Gli assessori Granelli e Majorino contatteranno domani mattina le associazioni per cercare di gestire l'emergenza.
22.30 L'amministrazione propone di suddividere gli abitanti del campo in tre grandi gruppi, senza separare le famiglie da sistemare rispettivamente pquesta notte alla Caritas, alla Ceas e dai Francescani di via Saponara. Ancora da capire quale sarà la soluzione per i giorni a venire soprattutto dal momento che l'area non è più considerata agibile ed è stata sigillata.
22.09 Si susseguono le testimonianze, sembra proprio che il tempo intercorso tra le chiamate d'emergenza e l'arrivo dei soccorsi sia stato particolarmente lungo e soprattutto che all'inizio i vigili del fuoco erano in numero e con mezzi palesemente al di sotto delle necessità…come dire: hanno voluto che il campo finisse di bruciare del tutto? Questa la domanda pesantissima che ci si sta ponendo.
21.45 Gli Assessori Comunali, in accordo con gli abitanti del campo, stanno procedendo ad un censimento delle persone per capire quante siano. Si parla di trovare una soluzione per stanotte anche se ancora nessuno dice quale potrebbe essere. Nel frattempo alcune donne del campo contiguo hanno detto agli Assessori che le prime fiamme sono state viste alle 20.00 e la prima telefonata ai vigili del fuoco è stata fatta alle 20.05. Chiedono quindi come mai i primi soccorsi siano arrivati solo alle 20.30 visto e considerato che dovevano giungere da piazzale Cuoco che è a poche centinaia di metri dal campo.
21.33 Sono arrivati gli Assessori comunali Granelli e Majorino. Si attende di capire se e cosa proporranno per affrontare la situazione d'emergenza in atto. Alcuni volontari intanto si sono recati alla vicina parrocchia, sembra per chiedere delle coperte per le persone che hanno perso tutto. Sembra inoltre che poco fa la Polizia abbia portato via un abitante del campo che affemava di aver visto la dinamica che ha portato all'incendio.
21.20 E' di nuovo in fiamme il campo rom di Via Sacile Bonfadini.
Dopo l'incendio di alcuni giorni or sono in questo momento si stanno di nuovo propagando le fiamme.
Le prime voci parlano di un incendio causato da una persona del campo, sembra in stato di ubriachezza, si dice si tratti di un gesto di disperazione e fronte di una situazione ormai ancor più drammatica del solito.
Gli abitanti del campo sono ora in mezzo alla strada, nei pressi di una rotonda dove hanno ripreso a circolare i tir e senza alcun posto dove andare.
C'è un'autopompa dei vigile del fuoco, diverse macchine dei carabinieri, si dice stia arrivando l'assessore Granelli del Comune di Milano.


La sera stessa su Facebook, appare un messaggio diPierfrancesco Majorino, assessore alle politiche sociali del comune di Milano:
il campo rom di via sacile è andato a fuoco. siamo qui con l'assessore granelli e alcuni volontari che ringraziamo. Stiamo cercando soluzioni per la notte. Aspettiamo già la solita accozzaglia di razzisti che da domani ci dirà di lasciarli,anche i bambini, al loro destino.

La distruzione pressoché totale dell'insediamento, mette anche a tacere i sospetti e le indagini che sarebbero nate dal primo incendio del 4 aprile scorso. Nel frattempo si era anche aperto un dialogo tra occupanti del campo, associazioni ed amministrazione comunale. Sulla situazione attuale:

Milanoinmovimento Aggiornamenti dal campo rom di via Sacile Anna Pellizzone e Karma Mara

Terra bruciata. Quello che rimane del campo di via Sacile sono una distesa di macerie e qualche baracca sopravvissuta. Centinaia di uomini, donne e bambini sono rimasti senza tetto e alla situazione di emergenza immediatamente successiva all'incendio dovrà far seguito necessariamente una soluzione più definitiva. Proprio in queste ore le autorità stanno discutendo come affrontare la situazione.
Le associazioni, che questa mattina erano al campo, hanno chiarito che le persone che ieri sera non volevano in prima battuta passare la notte presso la Casa della Carità di Don Colmegna - anche in seguito ad esperienze passate che hanno visto l'affidamento dei minori ai servizi sociali con separazione dalle famiglie - hanno infine accettato di recarsi al Ceas del Parco Lambro (Centro Ambrosiano di Solidarietà).
Le difficoltà nei rapporti tra la comunità Rom e la Casa della Carità hanno origine durante la precedente amministrazione, quando la fondazione di Don Colmegna, in particolare in occasione dell'incendio al campo Rom di via Triboniano del 2007, aveva avviato una stretta collaborazione con la Giunta Moratti applicando il Patto di Legalità, in linea con il criticato Decreto emergenza - noto come Piano Maroni - dichiarato poi illegittimo dal Consiglio di Stato nel novembre 2010.
Il Decreto Emergenza e tutti i decreti attuativi ad esso successivi prevedevano la nomina di commissari speciali, autorizzazioni di allontanamenti, sgomberi e schedature. Non stupisce quindi che il ricordo di quegli anni abbia spinto molte famiglie a rifiutare di dormire sotto il tetto della Casa della Carità.


Il presunto responsabile dell'incendio sembra sia stato identificato e forse catturato ieri sera in zona Rogoredo in seguito a una collaborazione tra gli abitanti stessi del campo e le forze dell'ordine.
Sempre secondo quanto appreso ieri sera, le famiglie rom questa mattina saranno scortate al campo per recuperare i pochi averi non compromessi dalle fiamme, mentre l'area sarà a breve interessata da una bonifica integrale che aprirà la strada alla ripresa dai lavori di fognatura.
Quello che rimane da chiarire è la ragione del ritardo dei Vigili del Fuoco denunciato da alcuni presenti. Secondo alcune testimonianze raccolte da Milano in Movimento questa mattina tra la chiamata ai pompieri e l'arrivo della prima autopompa è infatti trascorsa circa mezz'ora, nonostante la stazione dei vigili del fuoco si trovi in piazzale Cuoco a poche centinaia di metri dal campo bruciato.

«Siamo andati a chiamarli anche di persona recandoci alla stazione», hanno dichiarato alcuni testimoni, «ma la risposta è stata che per l'intervento era necessario aspettare una chiamata». Chiamata che, come testimoniato dalla foto [...], è stata effettuata alle 20.05.
A breve aggiornamenti su questo sito.


Finalino sconsolato:

Contemporaneamente, sempre a Milano, lunedì mattina si svolgeva una conferenza stampa per illustrare un piano elaborato da Rom, cittadini e associazioni, sul destino di un altro insediamento, comunale stavolta. Un progetto frutto di anni di lavoro.

Scarsa a nessuna attenzione, escludendo una manciata di secondi (vedi dopo 8'45") sul TG regionale. Sembra che i Rom vadano bene quando fanno scandalo, che brucino come in via Sacile o che diano voce all'insoddisfazione del cittadino medio (vedi appena uscito). Cercare assieme soluzioni (e non da ieri) pare destinato a restare una non-notizia.

    Chiudo, con la terza segnalazione dall'insediamento bruciato. Non ho avuto tempo per recarmi lì o sentire i superstiti all'incendio, quindi la parola torna a:

Milanoinmovimento Profughi rom di via Sacile: le soluzioni Pubblicato da Anna_MiM

Dopo gli incontri di oggi, il Comune, insieme alle associazioni di volontariato e alla Protezione civile, ha messo a disposizione le proprie strutture per dare alloggio alle 120 persone evacuate dopo l'incendio che stanotte ha bruciato le baracche del campo rom di via Sacile.
Le strutture messe a disposizione dal Comune hanno carattere temporaneo (dai 6 ai 15 giorni) e sono adatte solo per fronteggiare l'emergenza, ma consentono di non dividere i nuclei familiari e, quindi, di non separare i minori dai loro genitori.
Tra i profughi del campo cento persone si sono rifiutate di accettare le soluzioni proposte dal Comune e hanno trovato rifugio sotto una tettoia nei pressi di viale Forlanini. La polizia, già pronta per lo sgombero, ha poi sospeso l'operazione. Il gruppo di sostegno Forlanini sta provvedendo in queste ore a fornire coperte e vestiario.
In merito alla vicenda, il sindaco Pisapia ha dichiarato: "Occorre innanzitutto trovare i responsabili di questo incendio, perche' pare sia di natura dolosa, e su questo ovviamente ho la massima fiducia nell'attivita' della Procura". Secondo il sindaco, pero', e' necessario "dall'altra parte trovare soluzioni importanti per coloro che abitavano in quel luogo e ai quali adesso dobbiamo offrire ospitalita', ma in un percorso di inserimento".
Nel frattempo, il campo di via Sacile, dove oggi gli abitanti del campo, scortati dalle forze dell'ordine, si sono recati per recuperare i loro averi e dove erano pronti a reinsediarsi, è stato definitivamente chiuso e presto, sull'area interessata dal cantiere della MM per l'allargamento della Paullese, partiranno i lavori.
Attualmente tutta la zona è presidiata dalla Polizia locale e dalle Forze dell'Ordine per impedire l'accesso e garantire la sicurezza e la legalità.
Anche le poche baracche superstiti all'incendio sono state già abbattute nel pomeriggio. [...]

sabato 14 aprile 2012

Un altro libro???


VICINI DISTANTI cronache da via Idro
a cura di Fabrizio Casavola
LIGERA edizioni - collana Idee
128 pagine - 14 euro

Dall'Introduzione
Ho fatto un calcolo: quasi metà dei gagé che conosco ha scritto almeno un libro. In compenso l'Italia rimane da anni uno dei paesi dove si legge di meno.

Probabilmente è questo il motivo per cui fino ad ora non avevo mai nemmeno provato a scrivere qualcosa. Silenziosamente divoro libri su libri, ma ancora non ho imparato a farne uno.

E infatti, cercavo di tranquillizzarmi mentre scrivevo queste righe, ci vuole coraggio a definire libro le pagine che avete in mano. Non c'è traccia di poesia, e neanche una trama. Di certo non è un saggio o un testo di studio. Inoltre ricordi e considerazioni non hanno una scansione temporanea lineare, e rischierete di vagare avanti e indietro nel tempo, alla ricerca di una logica.

Se accettate il mio suggerimento, prendetele come una serie di istantanee messe in lettera, non sempre conseguenti, da cui potranno sortire (sempre che lo vogliate) ragionamenti, riflessioni o un semplice cazzeggio. Il tipo di scrittura è molto simile a quella che ho imparato ad adoperare in Internet: più da blog e facebook che da twitter. Amo la sintesi ma il limite dei 140 caratteri non fa per me.

Ci sono poi dei motivi per cui ho deciso di rivolgermi a voi in questo modo:

Come vedrete andando avanti, scriverò di Rom, o almeno di quel poco che conosco di loro, sapendo che posso sbagliare ed essere corretto a mia volta. Quelli di cui parlo non sono Rom immaginari o da rotocalco, ma persone reali con cui ho agito, discusso, riso, litigato per anni.

A volte mi chiedo quanto ha influito la loro cultura orale nel creare questo rapporto, così che non mi limitassi a considerarli solo carne da studiare sui libri, ma persone con una ricchezza interiore da conoscere "sul campo". Purtroppo la bellezza di una cultura orale è impotente di fronte alla protervia degli amministratori e delle "giacche blu". Per questo, circa 10 anni fa cominciai a raccogliere quanti più documenti e testimonianze scritte possibili, sapendo che questo tipo di memoria orale è destinata a soccombere nel confronto con una società esterna molto più numerosa, organizzata e strutturata.

Internet ha fatto il resto, mettendo in rete e rendendo disponibili tutta una serie di informazioni che altrimenti sarebbero rimaste patrimonio di pochi circoli ristretti.
Arrivo al secondo punto. Anche se si crede che le società nomadi (o le comunità straniere in genere: basta pensare a tutto quello che si dice dei cinesi) siano società chiuse ed impermeabili alle novità – progresso – mondo esterno ecc., ho constatato di persona che non è così. Come evolve la nostra società, evolve la loro, al doppio della velocità. Ci mischiamo e interagiamo di continuo, anche senza accorgercene.

La storia dei Rom che segue è scandita da numerosi e ripetuti tentativi di contatto con il mondo dei gagé. Conosco molte persone che hanno raccolto il loro richiamo, ma a livello mediatico e della cosiddetta opinione pubblica è come se si continuasse a vivere in mondi impermeabili.

Prima che risorse, i Rom rappresentano un problema, posto in quartieri problematici a loro volta. Lo sa bene chi conosce via Padova (ed il quartiere attorno a via Idro) che li accoglie da decenni. Ora che qualcosa s'è mosso, ci sono studiosi ed universitari che studiano la via, alcuni li ho accompagnati al campo di via Idro. Magari hanno poi scritto cose bellissime, ma non hanno avuto il coraggio di studiare assieme i due piani del problema, che potrà (può, per i più ottimisti) evolvere a risorsa se viene affrontato nella sua globalità.

Quindi, questa è una storia disordinata di cui sta a voi rintracciare i tanti fili. Una storia che spero possa svelarvi qualcosa su chi rimane sconosciuto e misterioso, nonostante oltre 40 anni di presenza in zona. Racconti, comunicati, frammenti di discorsi, gioie ed amarezze, che sarebbe bello condividere, e magari tramandare.
E', in poche parole, la testimonianza di un tentativo forse unico, di comunicare e crescere con la società esterna, però nel costante rispetto della propria cultura ed identità. Con tutte le contraddizioni affrontate e da affrontare.

E non mancherà qualche incursione nella cronaca nazionale, o nel dibattito eterno su cosa significhi vivere in periferia (su cosa sia la periferia, visto che i centri storici sono ormai quasi ovunque territori residuali e disabitati). Nessuno vive su un'isola.

Leggendo potreste trovarvi a scorgere voi stessi dall'oblò di una roulotte, quasi foste voi per una volta rinchiusi in un campo o in uno zoo.

Tutto questo, avevo bisogno di metterlo su carta. Il resto, le notizie quotidiane dai Rom e dai Sinti di tutto il mondo, potete sempre trovarle sul mio blog [...]

    Non sono bravo nei ringraziamenti: sicuramente vanno agli abitanti del villaggio di via Idro, con cui ne ho fatte di tutti i colori... alle persone ed alle organizzazioni citate (qualcuno/a l'avrò sicuramente dimenticato/a). Un grazie particolare a Stefania Ragusa, che non solo mi ha aiutato nella correzione delle bozze, ma ha anche tentato di spiegarmi qualcosa dello strano mondo dell'editoria.
    Infine, un grazie in anticipo a chi, per qualsiasi motivo, mi darà una mano a presentare queste storie.

Attualmente disponibile presso:

  • Enoteca Ligera, via Padova 133, Milano (aperta dalle 18.00 alle 2.00, chiusura settimanale martedì)
  • Il Passalibro, via Dal Pozzo Toscanelli 10, Milano
  • Ilponte.it - spazio libri caffè Rubino, via Festa del Perdono 14 - Mm1 Duomo - Mm3 Missori
  • Cartolibreria Vono Barbara, via Rucellai 12, 20126 Milano
  • oppure contattare l'autore: info@sivola.net

  • la Libreria del Mondo Offeso non l'ha voluto (evitate quindi di perdere tempo lì e di farlo perdere a loro)

sabato 7 aprile 2012

Cambiare tutto perché qualcosa cambi

Da circa un mese, i due fratellini Libero e Il Giornale stanno battendo la grancassa, ripetendo la notizia che con Pisapia (ed in assenza di sgomberi), a Milano sono in aumento i "nomadi". E' il loro marchio di fabbrica: si alternano nel ripetere la cosa, finché qualche altro media, per sfinimento o in mancanza di altro da scrivere, si unisce al coro.

    Leggendo le cronache dalle altre città (grandi e piccole) in Italia, ho invece la sensazione che i cosiddetti "nomadi percepiti" (cioè: mendicanti, lavavetri, mariuoli di vario calibro) siano in aumento un po' dovunque. Figli di questi tempi, credo: nell'attuale situazione economica, non siamo solo noi a perdere il lavoro, fare più fatica a fare la spesa o mandare i figli a scuola. Ma si sa, che il compito della maggior parte dei giornali non è tanto fare informazione, quanto trovare il colpevole, e a Milano si preferisce dare la colpa a Pisapia, piuttosto che a Monti (o al suo predecessore, nessuno ricorda come si chiamasse?)

La soluzione per Milano, apripista Libero e il Giornale, sarebbe riprendere la vecchia e sana politica degli sgomberi ad oltranza che, a detta loro (ma anche del prefetto Gian Valerio Lombardi), in passato aveva ridotto le presenze nomadi in città.

Sarebbe utile ragionare sulle cifre riportate, e capire come vengano fornite. Ad esempio, sulle stesse pagine dei quotidiani da anni si parla si situazioni al limite dell'invivibile dentro TUTTI i campi rom cittadini, dove polizia e carabinieri non riuscirebbero nemmeno ad entrare. Io al contrario posso testimoniare che le loro pattuglie vi entrano regolarmente, anche una volta al giorno, fanno il loro giro ed escono senza problema. Che quelle stesse pattuglie con frequenza quasi mensile compiano una sorta di censimento (rigorosamente prima delle 7.00 e non capisco il perché), ma che nonostante ciò in comune da anni non sanno con quanti rom e sinti hanno a che fare. Quello che ricordo degli sgomberi di De Corato, non è che portarono ad una riduzione delle presenze nomadi in città, ma che si creò un'ondata di "nomadi di ritorno": sempre gli stessi sgomberati ogni volta. I due giornali, con dietro il coro, dimenticano che quella politica ebbe come risultato almeno una cinquantina di insediamenti di fortuna, diffusi in tutta la periferia, dove venivano rimbalzati gli sgomberati.

L'incendio questa settimana nel campo di via Sacile, ha risvegliato il dibattito sul destino di questi insediamenti, e come porvi rimedio. Se l'ex vicesindaco De Corato nostro ne approfitta per ribadire quanto lui era bravo, l'attuale maggioranza -ormai da mesi- prosegue con dichiarazioni (tante) ed atti concreti (meno), apparentemente contraddittori tra loro che, almeno riguardo alla questione degli insediamenti abusivi, sta portando al risultato di avere le stesse presenze di prima, ma più concentrate e periferiche rispetto al passato.

Occorre capire meglio cosa passi per la testa degli attuali amministratori: sicuramente una delle cause della loro indeterminatezza è data dal buco in bilancio della giunta precedente, già denunciato il luglio scorso. La seconda causa è dovuta al fatto che dichiarando la Corte Costituzionale illegittimo il Piano Maroni, sono scomparsi i fondi superstiti. In questa situazione, non conoscendo quanti possano essere i soldi disponibili, le tante e contraddittorie dichiarazioni sono fatte non tanto a ragion veduta, quanto per motivi di propaganda a corto respiro.

    Apro una parentesi: domenica scorsa ero all'insediamento di via Sacile. In quel campo che TUTTI indicano come una bomba ad orologeria sociale, gli abitanti mi mostravano le loro carte d'identità italiane (dato che sono arrivati lì dopo innumerevoli altri sgomberi) - carte d'identità andate bruciate con l'incendio. Buona parte dei maschi adulti ha un lavoro (per quanto in nero), i bambini hanno iniziato ad andare a scuola. Quindi esistono anche dei Rom "abusivi" che sono già sulla via dell'integrazione. Se fosse quello l'obiettivo, sarebbe DOVERE dell'amministrazione aiutarli, trovare qualche modo meno infernale di poter vivere. Ma le risposte ottenute dal comune spesso sono state del tono "vogliamo aiutarvi, ma dovete andarvene".

    Un esempio di cosa manca: il campo è (ovviamente) una gigantesca discarica, il comune non effettua la raccolta dell'immondizia, per paura di trattare TROPPO BENE questa gente (poco importa se le infezioni sono per loro natura antirazziste, e attaccheranno tanto loro quanto il resto degli abitanti). In Francia, anche se un insediamento è abusivo o a rischio sgombero, le municipalità (di destra o sinistra) mettono sempre a disposizione dei cassonetti per la raccolta rifiuti. In via Sacile sono gli OCCUPANTI ad autotassarsi per poter pagare una compagnia privata che provveda.

    Altro esempio: nel campo manca l'acqua, e più volte al giorno le donne fanno un lungo percorso sino ad un parchetto cittadino munito di fontanella, sollevando spesso il ribrezzo degli altri frequentatori del parco. Alcuni OCCUPANTI avevano raggiunto un accordo col proprietario di una casa abbandonata accanto al campo, per ripristinare il collegamento idrico. Ora bastava superare una recinzione divelta per rifornirsi senza scandali. Dopo qualche giorno, è intervenuta la polizia municipale per chiudere il rifornimento dell'acqua così ottenuto.

Questo il panorama di un'integrazione che (discorsi a parte) viene resa impossibile. La giunta attuale non chiede sgomberi, ma il "superamento dei campi"; cosa cambi non è chiaro, in assenza di proposte su dove può finire questa gente. L'alternativa pratica ai disastrosi campi attuali sembrano essere campi ancora più disastrosi.

Luoghi disastrosi per gente altrettanto disastrosa. E qua, occorre misurare l'approccio che si vuole avere con chi ci abita. Se UNA PARTE è gente come quella che descrivevo sopra, quando si tratta di cercare un dialogo con l'amministrazione, i toni tornano a quelli di anni fa: spaccio, prostituzione, ricettazione, furti, ecc. (qualche volta gradirei anche dati e cifre, please), diventano SCUSE per bloccare qualsiasi scelta che non vada oltre la pura emergenza. Scuse, di cui gli house organ comunali, le pagine cittadine del Corriere e di Repubblica, si fanno volentieri altoparlanti.

Con un'aggravante, per tornare al panorama dell'informazione: il progressivo "superamento dei campi", dietro il paravento del ripristino della legalità e del decoro, nasconde ancora, a distanza di anni e di giunte passate, i vecchi appetiti che si chiamano Expo, speculazioni immobiliari varie e, nel caso di via Sacile, i lavori di prolungamento della Paullese che, guardacaso, Pisapia in campagna elettorale si era impegnato a bloccare. Ma, visto che Pisapia per i suoi fan rimane intoccabile (e spesso inavvicinabile), il "lavoro sporco" viene delegato ai Granelli ed ai Majorino del caso.

Quindi: Pisapia come Moratti e sgomberi come "pensiero unico"? Leggo, nelle cronache romane, una descrizione della situazione nella capitale, governata da una maggioranza diversa che sta investendo una marea di soldi per costruire nuovi campi piazzati praticamente nel deserto: Rom, 21 luglio: "Con gli sgomberi i campi sono aumentati da 80 a 269". La gente anche lì rimane sempre quella, cambia il numero e la dimensione degli insediamenti di fortuna (diteglielo voi a De Corato).

E, permettete, destra e sinistra non usciranno da questo pantano (qualsiasi cosa proclamino), se non troveranno il coraggio di "prendere il toro per le corna", anche a costo di scelte impopolari. Scelgano una buona volta: la repressione dura e pura, con la PULIZIA ETNICA delle città. Oppure, prendano atto (magari non lo sanno...) che ci sono centinaia di edifici abbandonati sul territorio, potrebbero risolvere una buona parte del problema o, se restano abbandonati, prima o poi verrà qualche sgomberato ad occuparli. Io non ero ancora nato, ed in un'Italia sicuramente più povera di quella odierna, i vecchi politici di un vecchio centro (poi centro-sinistra), avevano già iniziato a smantellare le coree (molto più estese dei campi attuali), a favore di una politica della casa per le masse di immigrati che si erano riversate a Milano, Roma, Torino ecc.

Sappiate, signori amministratori, che quel che dovreste fare voi (scolarizzazione, facilitare l'accesso al lavoro, ai servizi pubblici e sanitari, dialogare con Rom ed altri cittadini) a Milano ed altrove lo stanno facendo da anni nuclei di volontari, sempre più numerosi e coscienti. Sono il capitale di un'amministrazione senza soldi, signori amministratori, sono i vostri votanti. Non fate la faccia offesa se vi chiedono ASCOLTO e RISPETTO.

E sulle stesse note, vi chiedo di aderire al progetto elaborato da un'altra comunità rom, con la medesima pratica di mediazione sociale diffusa. GRAZIE.


Nel frattempo: Matteo Salvini è sempre stato un ragazzo sveglio ed attivo, uno che la città se la gira da cima a fondo. Giovedì mattina era con i suoi in via Sacile, per dire ai Rom che dovevano andarsene. Mi dicono che la sera sia apparso contemporaneamente in televisione su Matrix, prendendosela con gli zingari ladri, e a Porta a Porta, piangendo sui (presunti) furti della Lega. Schizofrenico grave.

Fonti: