domenica 19 settembre 2010

Giornalismo genetico



IL PAESE DELLE DONNE online di Eva Rizzin - venerdì 17 settembre 2010
Molti giornalisti si confrontano con la realtà rom, una realtà complessa e variegata, usando impunemente stereotipi che hanno accompagnato le mille vicende di persecuzioni subite nel corso dei secoli dalle popolazioni sinte e rom. Essi dimostrano, attraverso i loro commenti, di aver perso ogni senso del limite.
La presenza di questo gene nel sangue è la dimostrazione che questi zingari sono esseri irrecuperabili. Eva Justin, scienziata razzista a servizio del regime nazista
I rom […] e l'illegalità insita nel loro DNA. Roberto Poletti, giornalista, 9 settembre 2010

La
Commissione Europea ha aperto ieri una procedura di infrazione nei confronti della Francia per l'espulsione delle persone rom. Questa è l'unica notizia confortante nella lettura della rassegna stampa in una settimana non affatto rassicurante.

Molti giornalisti si confrontano con la realtà rom, una realtà complessa e variegata,
usando impunemente stereotipi che hanno accompagnato le mille vicende di persecuzioni subite nel corso dei secoli dalle popolazioni sinte e rom. Essi dimostrano, attraverso i loro commenti, di aver perso ogni senso del limite.
Rom accostati indistintamente a delinquenti; rom visti esclusivamente come un problema, una massa indistinta da eliminare, espellere, deportare; rom descritti come un gruppo generalizzato, privati della loro individualità.

Articoli che ci dimostrano quanto il
sentire anti-rom sia fortemente radicato nella società, quanto esso sia condiviso, scontato, quanto esso non faccia scandalo. Nei confronti delle minoranze rom e sinte, ci si permette di dire qualsiasi cosa senza il timore di essere condannati. E' preoccupante il clima di assuefazione che si è venuto a creare nella società italiana di fronte alle violazioni subite da tali minoranze.

L'articolo di commento
I rom sono un problema della Romania("Cronacaqui", 11/9) si distingue fra i tanti letti questa settimana per i suoi contenuti razzisti. Francesco Bozzetti a proposito della "questione rom" propone alcuni suggerimenti come, per esempio, impedire la circolazione dei rom in Europa, suggerendo in sintesi di violare la direttiva europea sulla libera circolazione delle persone: "[…] alla Romania […] avremmo come minimo dovuto chiedere di impedire la libera circolazione dei delinquenti e dei rom, che sono da sempre un loro problema, una loro etnia. Gli stessi romeni non amano i rom, non li vogliono e li 'esportano' volentieri all'estero come fanno con i loro criminali". Riferendosi alla situazione milanese aggiunge "[...] periferie, sottoponti e fabbriche dismesse invase dalla peggior specie di zingari dediti a furti, spaccio di stupefacenti".

Esemplare, poi, per i suoi contenuti è il seguente articolo:
Sottile differenza tra PD e destra sulle case ai rom ("Libero Milano", 9/9). Il giornalista Roberto Poletti, nella rubrica intitolata Grane, spiega la differenza fra i due schieramenti politici a proposito della questione dell'attribuzione dei 25 alloggi Aler (alloggi che escono dalla graduatoria ufficiale) ad alcune famiglie rom che attualmente risiedono nel 'campo' di Triboniano.

Inizio a leggere l'articolo e ad un certo punto mi imbatto in una teoria classicamente razzista: "l'illegalità insita nel loro DNA". Leggo e rileggo più volte, sperando di essermi sbagliata: DNA, DNA? Purtroppo non è così, ho letto bene, il giornalista ne fa proprio
una questione genetica.

Già i
nazisti, attraverso i loro scienziati razzisti, avevano elaborato una pseudo teoria sulla pericolosità della 'razza zingara' tarata da un gene molto pericoloso, il Wandertrieb (l'istinto al nomadismo). Questo bastò a condannare rom e sinti allo sterminio. Per un attimo mi si annebbia la mente, rimango basita, sconvolta e profondamente lesa nella mia stessa identità.

Frasi come queste pesano e pesano come macigni, perché sei sinta e rom, se sai cos'è il
Porrajmos, se la pianificazione razzista e omicida del passato ha colpito la tua famiglia, se solo per caso i tuoi cari sono riusciti a scampare alla furia del regime nazifascista e alle fiamme dei lager; se ogni giorno ti accorgi di quanto il tuo Paese abbia dimenticato quel passato, e anzi ne invochi il ritorno, frasi come quelle ti fanno inorridire. E io sono sinta.

Visto che ci sono giornalisti che violano quotidianamente il codice deontologico
attraverso l'istigazione all'odio e al razzismomi sembra doveroso, e storicamente corretto, ricordare che furono più di 500.000 le persone rom e sinte vittime dello sterminio pianificato e commesso dal nazi-fascismo.

Domenica 5 settembre ho partecipato alla celebrazione della Giornata europea della cultura ebraica. Mi hanno colpito fortemente le parole del Presidente della Comunità ebraica di Mantova
Fabio Norsa, quando ha ricordato ai presenti che gli Ebrei non vogliono essere relegati all'immagine di vittime della Shoah ma considerati comunità portatrice di una cultura millenaria. Ho provato un po' di invidia per quelle parole: quando sarà possibile per noi sinti e rom fare un passo del genere?

Anch'io, come capita a molti ebrei, desidererei non dover tornare sempre sul tema del genocidio, ma purtroppo gli stereotipi, i pregiudizi e le barriere da superare sono ancora infiniti. Forse tutto ciò sarà possibile solo se ci sarà
una concreta elaborazione di quello che è stato il genocidio dei rom e dei sinti. Purtroppo però la nostra è una memoria mutilata, completamente ignorata da molti.

Oggi per molti sinti e rom non è nemmeno possibile dichiarare la propria identità, se dichiararti per ciò che sei significa essere
automaticamente equiparato al peggiore dei criminali. Il Porrajmos però fa parte della storia d'Italia e d'Europa e tutti hanno il dovere di sapere e di tenere a mente, giornalisti compresi.

sabato 18 settembre 2010

Meeting della cultura romanì

Da Federazione Romanì

La Federazione romanì promuove il meeting della cultura romanì "Molti giudicano, pochi conoscono".
Le attività del meeting si svolgeranno a Roma in via Cavriglia n. 8 a partire dalle ore 10,00 del 25 Ottobre 2010.

Il programma PROVVISORIO del meeting:

  • Corso di lingua romanès
  • Corso di formazione per decisori pubblici
  • Workshop internazionale su diritti e cittadinanza
  • Seminario scolarizzazione minori rom e sinti
  • Presentazione dell'opera editoriale di letteratura romanì "O romanò gi"
  • Divulgazione campagna DOSTA contro il razzismo
  • Mostra didattica/documentaria della cultura romanì
  • Concerto di musica romanì

Per comunicazioni: federazioneromani@libero.it

Cordiali saluti
Il presidente

venerdì 17 settembre 2010

Festival Dosta!

L'associazione Sucar Drom e la Federazione Rom Sinti Insieme, in collaborazione con l'UNAR, la Provincia di Mantova e l'Istituto di Cultura Sinta, invitano al Festival Dosta! che sbarcherà a Mantova venerdì 8 e sabato 9 ottobre 2010.

Programma provvisorio

Venerdì 8 ottobre, ore 21.00, Teatro Bibiena
CONCERTO: DJANGO'S CLAN
Nel centenario della nascita di Django Reinhardt, genio della musica jazz europea, un concerto che ne ripercorre l'arte e la tecnica per vivere la musica e l'arte del più grande musicista sinto.

Sabato 9 ottobre, Cinema del Carbone
- ore 10.30, Spettacolo teatrale della compagnia Rom Theatre rivolto alle scuole superiori;
- ore 17.00, Dibattito pubblico
- ore 19.30, Aperitivo
- ore 21.15, Spettacolo teatrale della compagnia Rom Theatre

INGRESSO GRATUITO
E' consigliata la prenotazione, scrivere asucardrom@sucardrom.191.it

LA CAMPAGNA DOSTA!

L'UNAR, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, nell'ambito delle sue attività istituzionali ed in collaborazione con le principali associazioni rom e sinte, ha lanciato per l'anno 2010 la Campagna DOSTA, una grande iniziativa di sensibilizzazione dell'opinione pubblica sulle comunità rom in Italia.

La Campagna DOSTA ("Basta" in lingua Romanì) è stata già promossa dal Consiglio d'Europa e dalla Commissione Europea nell'ambito del terzo programma congiunto "Equal Rights and Treatment for Roma". La campagna DOSTA è stata già realizzata con successo in cinque paesi dell'Europa dell'Est: Albania, Bosnia e Herzegovina, Montenegro, Serbia, Slovenia ed Ex Repubblica Iugoslava di Macedonia, mentre è di prossima presentazione la campagna in Francia e Bulgaria. La Campagna non è mai stata diffusa in Italia e intento dell'UNAR sarà quello di studiare strumenti, metodologia e messaggi costruiti dalla campagna, per un loro adattamento in lingua italiana contestualizzato all'ambito storico e culturale italiano, oltre alla promozione e valorizzazione di eventi e prodotti realizzati da associazioni rom e sinte rivolte alla sensibilizzazione sulle difficoltà di inclusione sociale, abitativa, educativa e lavorativa delle comunità Rom.

La Campagna è stata pensata e condivisa con le principali reti di associazioni rom e sinte in Italia: la Federazione Rom e Sinti Insieme, la Federazione Romanì, UNIRSI. Le associazioni operano all'interno di un Tavolo di coordinamento ROM istituito e coordinato dall'UNAR e collaborano alla pianificazione della campagna e alla progettazione e realizzazione degli eventi previsti, in collaborazione con le istituzioni locali coinvolte dalle iniziative.

Obiettivo generale della Campagna è quello di favorire la rimozione degli stereotipi e pregiudizi nei confronti delle comunità rom e sinte attraverso una strategia globale di confronto e conoscenza reciproca.

Obiettivi specifici della Campagna saranno quelli di:
• favorire una migliore conoscenza della cultura Rom e del suo contributo nella storia europea attraverso mostre e spettacoli, premi, seminari e conferenze, eventi pubblici e campagne sui media;
• promuovere un confronto diretto con la realtà rom ed i rischi di discriminazione ed esclusione sociale attraverso percorsi formativi per il mondo del giornalismo e gli enti locali, tavoli di lavoro e occasioni pubbliche di dibattito

L'appuntamento su Facebook

EUROPE: Roma Conference Decries Government-Led Discrimination

Roma Conference Decries Government-Led Discrimination
By Mario de Queiroz


LISBON, Sep 11, 2010 (IPS) - Over the centuries, racism in the Americas has targeted indigenous peoples, African slaves and their descendants, while in Europe, secular racism has long centred on its once-enslaved gypsies, as their recent persecution in France and Italy confirms.

Anthropologist José Pereira Bastos, professor at the New University of Lisbon, made this charge at the conference Gypsies in the 21st Century, held in the Portuguese capital Sep. 8-10, drawing organisations from around the world that work to defend the rights of the peoples known as Romani, Roma, or Roms, among others, depending on the dialect.

The participants in this annual meeting of the Gypsy Lore Society (GLS) underscored in a resolution that the anthropological society is alarmed by the anti-Roma rhetoric of authorities from France and Italy.


Bastos told IPS that they expressed "strong concern over the policy of expulsions, which could lead to serious consequences for community relations between Europe's majorities and the vulnerable Roma minority."

The French government of Nicolas Sarkozy enacted a plan in August of forced removal and destruction of Roma encampments, with mass expulsions to Bulgaria, Romania and other countries.

A similar offensive has been carried out by the government of Silvio Berlusconi in Italy since 2008 -- the difference being that the Italian leader did not make public his "security package" under which thousands of Roma have been expelled.

The Roma are a large minority group in Europe, with a population estimated at 10 to 16 million. But their numbers don't protect them from discrimination or seemingly cyclic waves of persecution.

In sad irony, the latest incidents have come in the middle of the Decade of Roma Inclusion (2005-2015), "an unprecedented commitment by European governments to improve the socio-economic status and social inclusion of Roma."

Last week's Lisbon meet drew representatives of Roma groups and rights organisations from most European countries, but also from as far away as Brazil and Japan.

Bastos noted that GLS does not usually engage in political matters but on this occasion could not keep silent about France and Italy's ethnic persecution of the Roma communities.

GLS, "with 120 years in existence, is the oldest anthropological scientific society in the world, founded in 1888 in London, relocated to 1989 to the United States, this time condemned the measures adopted in France and Italy," he said.

The professor pointed out that the Roma have been the slaves of Europe since the sultan of Ghazni (now Afghanistan) began to make incursions into northern India, capturing villages in that zone.

In the winter of 1019-1020, the sultan conquered the sacred city of Kannauj, "in that era one of the most ancient and learned cities in India, capturing thousands of people and selling them in Persia," explained the anthropologist and activist.

The Persians in turn sold the slaves in what is today Eastern Europe.

"It is known that 2,300 of them were placed in an area of the Orthodox Christian principalities of Transylvania and Moldavia, which today constitute two-thirds of Romania, where they were made slaves of the prince, of the convents and of the rural estates," explained the host of the GLS meeting.

During the persecutions of Jews and Muslims in the 15th century, the "gypsy hunts" began, "because they were considered vagabonds and criminals."

"In Germany and Netherlands, they were exterminated using guns, and the hunters were paid per unit," said Bastos, summarising that "in Europe the goal of exterminating the gypsies has always been very clear."

Anthropologist Daniela Rodrigues, member of the non-governmental organisation SOS Racism, told IPS that the expulsions of Roma from France and Italy is a "populist strategy" of those governments -- a bid to appeal to their extreme conservative bases.

Rodrigues, who works to promote education for Roma children in Portugal, explained that one of her key efforts is "mediation with the families, to give them incentives to send their children to school."

"Low school attendance among gypsies also has to do with their perception of themselves, in which many think that going to school will make them lose their ethnic identity," she said.

This phenomenon "is much stronger for girls than for boys. When a gypsy girl achieves an education, her own community begins to say that she is no longer a gypsy, and look upon her with some scorn," she added.

Rodrigues stressed that there is discrimination against Roma people in Portugal as well, "especially by the police, who when they are checking merchant credentials at the street fairs, they target the Roma merchants."

"But unlike France and Italy, in Portugal the operations to control undocumented foreigners is not focused on them," explained the expert.

In those two countries, "instead of conducting general immigrant controls of possible undocumented persons, what they do are operations against a specific ethnic minority, which follows a populist strategy," said Rodrigues.

Another key difference is that Portugal "adopted a system of socially mixed neighbourhoods, constructed with the perspective that the Roma coexist with Africans, Brazilians and Portuguese, whether white or mixed race, and there is little discrimination there," she said.

In a presentation to the conference, Santiago González Avión, director in the Spanish autonomous community of Galicia of the Gypsy Secretariat Foundation, pointed to the open wound that is the division amongst the Roma communities themselves.

"Fragmentation is strong between the Galician gypsies and the Castilian gypsies, and for the Roma that hold Spanish nationality. Also between them, and those with Portuguese nationality, there is strong segregation," said González.

The conference document also denounces "the conditions of social precarity, in addition to economic poverty and social exclusion" of these groups.

The board of the Foundation laments the fact that "the Roma of Eastern Europe have not established ties with the rest of the gypsy populations. As a result, there is weakness in articulating a gypsy movement when the time comes to vindicate our rights as citizens and demand inclusive policies."

"It is the general policies, of an inclusive nature, that have had greatest impact in improving the living conditions and recognition of rights of gypsy populations," he said.

And only inclusive plans "guarantee what is known as the logic of access, but not the logic of roots: feeling the policies are one's own, and incorporating them into personal plans and group strategies," said González.



http://ipsnews.net/news.asp?idnews=52795

giovedì 16 settembre 2010

Altro che elemosina o aiuti dai vip. "Diamo ai rom una stretta di mano"

Abito a Milano, nel quartiere Rubattino. Sono genitore di tre bambini in età scolare, come i figli di Florin, un papà rom. Erano sistemati - Florin e la sua numerosa famiglia - al campo in via Rubattino, quello sgomberato a novembre 2009.

La loro famiglia come tutte quelle del campo ha subito la violenza delle ruspe e dello sgombero, scissione del gruppo familiare, senza destinazione abitativa stabile. Questa è stata offerta solo a poche famiglie, tra cui quella di Florin, grazie all’operato della Comunità di Sant’Egidio e alla solidarietà delle maestre dei bambini rom che, prima dello sgombero, frequentavano numerosi le scuole del quartiere. E, ancora, l’accoglienza è arrivata da parte di famiglie dei compagni di classe degli stessi bambini e da tanti cittadini del quartiere: il frutto di concreti percorsi di integrazione troppo spesso bruscamente interrotti dalle ruspe.

rom rubattino milano

Florin e la sua famiglia sono ospitati prima dal parroco della vicina Via Padova, poi trovano una vera casa in affitto, con l’aiuto degli scout di zona. Florin ha trovato un lavoro regolare con cui sostenere la spesa. Una borsa-lavoro sta dando una preziosa opportunità anche al suo figlio maggiore.

Quando vedo Florin la mia mano stringe la sua per un saluto, non va a stringere il mio portafoglio nella tasca dei pantaloni: ho di fronte un genitore, una persona che paga l’affitto e che tutti i giorni va a lavorare; non mi sfiora nemmeno l’idea che possa avere interesse a derubarmi. Tra qualche settimana mio figlio andrà in quinta elementare e il suo zaino alla fine dell’anno potrà servire ancora per un po’ ad un compagno di scuola rom che non può permetterselo: i genitori delle scuole di tutta la zona, infatti, organizzano questa raccolta ormai da due anni.

Ci sono bimbi rom che hanno trascorso insieme alle famiglie dei propri compagni di classe, gagi, le prime vacanze fuori dal campo. Esempi, esperienze che vedo moltiplicarsi, concrete, quotidiane, basate su relazioni vere, e che riempiono di significato la parola integrazione.

Storie che non hanno come protagonisti Angelina Jolie, Nelson Mandela o San Francesco. Né santi né eroi né vip. Sono storie di reciprocità, di relazione tra persone, alcune con necessità più basilari di altre, irrinunciabili, non rimandabili, acqua, cibo, casa, scuola, lavoro, sicurezza.

La strategia degli sgomberi è superata nei fatti, è priva di ogni significato, anche pratico, non giova né alla sicurezza né alla legalità. Del resto, le famiglie che non hanno trovato soluzioni migliori sono tornate nelle zone dismesse del quartiere Rubattino e anche quelle mandate al loro paese da Sarko cercheranno di fare ritorno in ogni modo.

Oltre alla mano di Florin vorrei poter stringere quella di molti altri rom lavoratori, inquilini, genitori, cittadini: mi sentirei meglio, mi sentirei più sereno nel far crescere i miei figli in questa città, avrei alcune persone in più da salutare nel quartiere e alcune in meno di cui aver paura.

Guido Maffioli, 39 anni, un papà milanese su Affaritaliani.it

mercoledì 15 settembre 2010

Rubattino, niente lezioni per 12 bimbi rom sgomberati

Su 29 scolaretti, soltanto 17 sono riusciti ad arrivare in classe dopo un'ora a piedi e in autobus

MILANO - Non c’è sgombero che tenga, Cristina non rinuncia alla scuola. Scarpe da ginnastica tre numeri più grandi dei suoi piedi, ieri mattina ha cominciato la quinta elementare all’istituto di via Cima, raggiante all’idea di rivedere la maestra Loredana. Ci tiene lei, ci tiene suo padre Costel, che viene a prenderla all’uscita: un’ora di cammino e di autobus all’andata, un’ora al ritorno. Dei 29 bambini rom iscritti a scuola sgomberati con altre 200 persone martedì scorso dal campo abusivo di via Rubattino solo 17 sono riusciti ad arrivare in classe.

Era la preoccupazione di volontari e insegnanti che dal 2008 lavorano per il loro inserimento, ripresa dall’arcivescovo Dionigi Tettamanzi: garantire la frequenza scolastica. Stefano Pasta della Comunità di Sant’Egidio, che li segue da tempo, dice: «Siamo allarmati per i 12 banchi vuoti, avevamo chiesto al Comune che fosse assicurato il diritto allo studio», prima dell’intervento di agenti e ruspe. Si può pensare a un pulmino che vada a prenderli per esempio, sostiene, «ma soprattutto devono avere un posto dove stare: bisogna attuare progetti di avviamento all’autonomia abitativa».

«Stanotte dove dormo?», chiedeva ieri mattina Marius: con il fratellino di 10 giorni è sotto una tenda in un giardinetto in zona Lambrate. I vigili questa settimana hanno continuato gli allontanamenti (l’ultimo in via Gozzoli): molti dei rom sgomberati continuano a vagare nelle vicinanze di Rubattino, chi è accampato sull’erba, chi ha individuato un’area abbandonata, qualcuno è andato a ingrossare i campi già esistenti, qualcun altro ha trasferito il problema nell’hinterland. «Restano precari», denuncia Pasta, e fa un confronto: i 22 bimbi rom che in passato hanno trovato casa con la famiglia ieri erano tutti in classe.

Alessandra Coppola su Milano-Corriere.it

martedì 14 settembre 2010

Rom/ Milano, sgombrato campo nomadi vicino carcere minorile

Allontanati in 24, De Corato: "Città off-limits per gli abusivi"13 set. (Apcom) - La Polizia Locale di Milano ha smantellato un insediamento abusivo sorto in un'area privata in via Gozzoli, nei pressi del carcere minorile: 24 rom provenienti da Rubattino (18 adulti e 6 minori) sono stati allontanati e 9 tende sono state rimosse e si sta procedendo all'abbattimento di una baracca. Lo rende noto il vice sindaco e assessore alla Sicurezza di Milano, Riccardo De Corato, spiegando che "la proprietà si farà carico della pulizia dell'area. Intervento che verrà eseguito domattina sotto controllo dei vigili"."L'accampamento - dice De Corato - mi è stato segnalato dai cittadini. E ho pertanto disposto subito l'intervento della Polizia Locale. E' importante intervenire con tempestività contro ogni piccolo insediamento per impedire che possa allargarsi. Come ha detto il prefetto Lombardi l'emergenza rom è finita grazie alla cocciutaggine (320 interventi dal 2007 a oggi) con cui è stata portata avanti l'azione di moral suasion. Ora si tratta di gestire la situazione, tenendo viva l'attenzione e operando con sollecitudine per evitare che si formino delle favela"."Va precisato che occupare terreni pubblici e privati, fino a prova contraria, è reato penale. E che se si vuole mandare i bambini rom a scuola lo si può fare anche dalle strutture comunali che sono sicure. Mentre se si sta in una baracca o in una tenda il rischio di un incendio o di finire schiacciati dal crollo dell'edificio è alto. Milano è off-limits per gli abusivi, che non sono tollerati. Questo è bene che i rom lo capiscano", conclude De Corato.

Stefano Pasta