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sabato 3 marzo 2012

Ancora sul razzismo e la sua genesi

Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono! (immagine da Terraelibertacirano.blogspot.com)

Conosco amici e compagni che sono convinti che il razzismo sia un patrimonio degli imbecilli... il ché vorrebbe dire che se qualcuno è minimamente intelligente-istruito, non dovrebbe essere razzista.

Visto che non sono d'accordo su questa affermazione, ho provato a dare delle spiegazioni a me stesso:

  1. quella più semplice era che, dato che chi lo pensa è di solito antirazzista, trova più diplomatico affermare di non essere razzista, piuttosto che dire di essere intelligente, col rischio di essere smentito prima o poi;
  2. del razzismo comunemente inteso, percepiamo gli aspetti eclatanti (le fiamme date ad un campo rom, la mensa comunale negata ai figli di stranieri, certe dichiarazioni sanguigne oltre gli steccati penali). Più a fatica individuiamo il brodo di coltura di questi fenomeni.
  3. Se ripenso, ad esempio, a come fu possibile la mobilitazione del III Reich contro gli Ebrei, vedo invece che gli intellettuali svolsero un ruolo chiave nel prepararla. Göbbels (non era l'ultimo arrivato) ben prima che il nazismo si facesse stato, intuì il ruolo dell'informazione (che in seguito passò alla scuola) come veicolo anestetizzante della propaganda; era già successo in passato, ma lui fu il primo ad adoperarla in maniera cosciente e sistematica. Parimenti intuì ed applicò il ruolo di braccio armato da delegare ai gruppi paramilitari. Quando le sue intuizioni da teoria si fecero pratica, la macchina dell'odio era un meccanismo così oliato che dalla guerra agli Ebrei passò alla guerra mondiale.

Passando dai ragionamenti alla pratica, lo spunto arriva da Reggio Emilia. Doppiamente interessante perché il network a cui fa capo la testata, si chiama4minuti.it: vale a dire il tempo che mediamente un lettore distratto dedica a leggere e digerire una notizia.

Ma torniamo alla nuda cronaca, titolo e sottotitolo recitano:

    Rom, dopo l'aggressione di Massenzatico "Il Comune non si limiti alla solidarietà"
    La Lega Nord: bisogna fare rispettare la legalità

Di che si parla? Per motivi banali, qualche sera fa c'è stata una rissa in un locale del Reggiano. Un frequentatore è stato malmenato da un gruppo di "supposti nomadi". Si ignora chi siano gli aggressori.

Dopo queste indicazioni, l'articolo prosegue citando (oltre metà del pezzo totale) una dichiarazione di un consigliere comunale (il partito di appartenenza non mi interessa) da cui veniamo a sapere che la macchina degli aggressori è stata ritrovata abbandonata nei pressi del locale "campo nomadi".

Il tono generale della dichiarazione è fermo, ma nel contempo civile ed educato, niente a che fare con le sguaiatezze di un Borghezio, di uno Speroni o un Calderoli. Difatti il consigliere termina il suo ragionamento con questa frase, che chiunque potrebbe condividere: "Il rispetto della legalità è il primo requisito per la convivenza civile tra le persone, e Reggio non può e non deve tollerare in alcun modo che certi fatti rimangano impuniti".

E' però la penultima frase che ci riporta nel cortocircuito mentale del piccolo razzismo trasmesso in quattro minuti. Con lo stesso tono civile, si dice: "Qualora si accertassero responsabilità o anche solo connivenze o favoreggiamenti da parte di ospiti del campo nomadi di via Gramsci, da parte del Comune mi auspico che vengano presi i provvedimenti di cui al regolamento dei campi nomadi, e che a Reggio non ci sia alcuna ospitalità per questi individui".

Spiazzante quel "qualora" iniziale: non vi suonerebbe fuoriluogo se al posto di una comunità rom o sinta, fosse riferito a qualsiasi altro gruppo etnico? Se il regolamento prevede l'espulsione dei colpevoli ("presunti" tali o dopo essere passati in giudicato?), sapreste dirmi se conoscete un regolamento analogo per le case comunali, dove se qualcuno compie un crimine, o è semplicemente sospettato di esserne l'autore, perde il diritto alla casa? Nel vecchio regolamento del comune di Milano (decaduto lo scorso novembre), perderebbe il diritto alla piazzola di sosta l'intera famiglia del presunto colpevole.

La chiave è in un altro frammento di dichiarazione: "Sono anni che i cittadini di Massenzatico e di Pratofontana subiscono passivamente gli effetti negativi di una convivenza intollerabile con la comunità nomade, nel silenzio delle istituzioni..." da cui discende il "legittimo sospetto" che l'aggressione nel locale sia la scusa per un regolamento di conti ben più grave, per cui una comunità debba pagare le colpe dei singoli, ANCHE IN ASSENZA DI COLPA PROVATA.

Vorrei terminare questi pensieri, invitandovi a non chiedervi se ho parlato o meno di razzismo. Non è un razzista dichiarato chi ha fatto quelle affermazioni, ma credetemi, non lo sono neanche Borghezio, Gentilini, non lo era neanche Göbbels... solo vogliono fortemente che lo diventiate voi. Come sapete, nessun razzista ammetterà mai di essere tale.

Sono (stati) tutti attori, recitano una parte con diversi comprimari e spettatori paganti, al solo scopo di alimentare la continua macchina dell'odio. Sanno che la paura, il risentimento, l'incertezza fioriscono, mai come in questi tempi, e quindi parlano e ci manovrano di conseguenza. Ma in fondo, dipendesse da loro non farebbero male ad una mosca... ci sarà sempre chi svolgerà il lavoro sporco in vece loro.

giovedì 10 febbraio 2011

Reggio Emilia: Comunicato Stampa + Iniziativa Pubblica Ven 11 Febbraio

Comunicato Stampa - Reggio Emilia 10 Febbraio 2011

Ancora una volta vogliamo dire DOSTA! (basta!) alla campagna contro i sinti e rom. Noi siamo continuamente indicati come un pericolo da combattere o disgraziati da compatire, noi vogliamo vivere con dignità. Siamo tutti cittadini europei ma, i contributi arrivati dall’Europa per l’integrazione e l’emancipazione, in Italia sono spesi per gli sgomberi, per rendere la vita impossibile alle famiglie e la morte possibile ai bambini.

I sinti e rom di Reggio Emilia, proprio mentre si celebrava il giorno della memoria, sono stati presentati alla città come un peso economico di cui disfarsi. Mentre eravamo intenti a ricordare il campo di concentramento di Prignano sulla Secchia, dove sono stati mandati i nostri parenti durante la dittatura, sui giornali si polemizzava sulle spese di manutenzione dei cinque campi cittadini, piccoli quartieri in cui siamo costretti a vivere ai margini della città. Le immagini dei campi romani attrezzati, trasmesse delle televisioni, mostravano uomini e donne in gabbia e questo é umiliante. Siamo sempre stati un facile obiettivo per attacchi di qualunque tipo, la nostra storia è una sequenza di persecuzioni e discriminazioni. Per la nostra sofferenza non c’è rispetto e neanche riconoscimento: non rientriamo neppure nelle categorie dei perseguitati, perché non siamo stati imprigionati per motivi politici.

Il nostro dolore è grande per quanto è accaduto a Roma ma anche per tutto quello che sta accadendo in questi anni, in cui siamo tornati ad essere un bersaglio fin troppo facile.

Vogliamo invitare chi ci attacca continuamente e semina odio ad incontrarci, noi non odiamo nessuno, vogliamo combattere l’ignoranza di chi non ci conosce e non sa in che condizioni viviamo. Invitiamo i cittadini a venirci a trovare, a parlare con noi, a combattere i soliti pregiudizi, invitiamo la politica che ci vuole emarginati a prendersi le proprie responsabilità, a venire nei campi prima e non dopo che sono successe disgrazie.

Quelli che ci ritengono un peso, devono avere l’onestà e il coraggio di guardarci in faccia, incontrarci e confrontarsi con noi, li abbiamo invitati più volte e, come cittadini, abbiamo diritto a una risposta. Tutta la città si deve chiedere perché gli ebrei non vivono più nei ghetti, ma nel 2011, gli zingari vivono ancora concentrati nei campi!

VENERDÌ 11 FEBBRAIO ORE 18.30
INVITIAMO TUTTA LA CITTADINANZA,
L'AMMINISTRAZIONE, LE FORZE POLITICHE E SOCIALI, I GIORNALISTI A UNA GRANDE INIZIATIVA PUBBLICA PRESSO IL CAMPO DI VIA GRAMSCI – BAGNOLO IN PIANO

ASSOCIAZIONE THEM ROMANÓ
COMITATO NOPACCHETTOSICUREZZA
FEDERAZIONE ROM E SINTI INSIEME
federazioneromsinti.re@gmail.com

giovedì 21 ottobre 2010

Lettera ai giornali

Donatella Ascari - Segretaria Ass.Them Romanò Onlus - Reggio Emilia

Con Dosta! La Campagna del Consiglio d'Europa per dire basta al razzismo, ci siamo messi in piazza a disposizione di tutti coloro che volessero chiederci della nostra vita, del nostro lavoro, volevamo farci conoscere per combattere i pregiudizi che ci accompagnano da secoli solo perché, unici e rari, ci consideriamo cittadini del mondo. Abbiamo suonato con i nostri violini, abbiamo offerto cibo, mostrato le roulotte e, alla politica, abbiamo chiesto precisamente si essere coinvolti nelle decisioni che ci riguardano, di partecipare alla gestione dei campi, di avere voce. E' invece partita una assurda polemica in cui, ancora una volta, nessuno ci ha consultato. Tutti ci parlano addosso e nessuno ci ascolta, è proprio questo che non sopportiamo più. Noi siamo cittadini reggiani solo quando, in campagna elettorale, vengono a chiederci i voti, poi ridiventiamo un fastidio, un problema che, addirittura il signor Sindaco paragona a tossicodipendenti e carcerati. Vorremmo chiarire che la vita nomade è una scelta, una cultura, un diritto che abbiamo difeso in centinaia di anni di persecuzioni fino ai campi di sterminio. Nessuno è obbligato a vivere da sinto o rom, tutti possono decidere altrimenti, ma non è concepibile che si pretenda di "normalizzarci" come se il nostro stile di vita fosse una colpa. Noi vogliamo l'uguaglianza non essere tutti uguali, quando tutti sono uguali si chiama totalitarismo e noi ricordiamo meglio di voi cosa vuol dire. Non abbiamo chiesto case popolari, chi vuole può fare domanda come tutti gli altri, ma la maggioranza di noi preferisce vivere con il proprio nucleo famigliare non in campi di concentramento ma in situazioni dignitose. Per questo chiediamo che si trovi il modo ci legalizzare le nostre residenze in piccoli appezzamenti di terreno che abbiamo acquistato, senza il contributo di nessuno, intorno alla città e su cui viviamo da decenni. Noi amiamo vivere all'aria aperta, girare con le nostre giostre tra sagre e fiere a contatto con la gente, come pensate che potremmo parcheggiare una giostra nel garage di una casa popolare? Volete anche che cambiamo lavoro, volete spegnere il circo, i Luna Park? Già si sta andando su questa strada: a Rubiera, a Sant'Ilario e a Poviglio si vogliono spostare le giostre lontano da dove sono i bambini e il nostro pubblico, perché si cerca di mettere in difficoltà interi nuclei famigliari che di questo vivono, volete creare nuovi disoccupati? Ogni volta che cerchiamo di mantenerci con le nostre sole forze, si cerca di emarginarci, perché noi dobbiamo essere quelli che chiedono l'elemosina. Già combattiamo contro i pregiudizi dei cittadini ma se la politica, che dovrebbe portare equilibrio, ci indica come problema, come si potrà creare un clima positivo in città? Siamo molto delusi ma non vogliamo richiuderci tra noi, noi abbiamo offerto la nostra disponibilità, spetta alla politica e alla città fare la sua parte, noi siamo già cittadini del mondo e non solo dell'Europa, la nostra casa è la famiglia non una costruzione in mattoni e non c'è nessuna porta tra noi e chiunque voglia conoscerci.