sabato 22 marzo 2014

Se la Speranza ha messo la segreteria telefonica

Le amare riflessioni dell'amica Fiorella è come se mi avessero svegliato dal letargo:
    sgomberati giovedi di settimana scorsa da v.le Forlaninj, illegalmente, senza che sia stata data loro soluzione abitativa!, coppie senza minori, vagano di 'campo in campo', continuamente rintracciati e sgomberati. Tutto tace, tutto va bene per la sinistra al governo in questa città. Allora, tutti da quel palco del nuovo sindaco eletto, Pisapia, gridavano: siamo tutti rom! ...da allora...è passato tempo...e nessuno grida più siamo tutti rom. I rom sono cacciati senza se e ma.
Me la ricordo bene, la fine di maggio 2011. Ero stato addirittura candidato al CdZ per SEL. Si disse che Nicolino avesse voluto mettere il cappello sulla vittoria del buon Giuliano.
"Abbracciare i nostri fratelli e le nostre sorelle rom..." Mi chiedo, OGGI-MILANO, quanti cittadini, quanti amministratori, quanti fra coloro che erano in quella piazza, ripeterebbero quelle parole, con la medesima convinta retorica. Ma, tanto per restare alle parole di Nicolino, non è che la questione MOSCHEA abbia visto un destino diverso, o debba vederlo.
Mi sembra che i tempi per abbracciarsi, FINALMENTE, per guardarsi negli occhi e riconoscersi almeno una volta, come cantava De Andrè (fine anni '90!!!), siano sempre lontani.
Sì, qualcosa è cambiato in questi due anni:
  • ho visto rom e gagé che avevano iniziato a parlarsi tornare ognuno deluso ai propri nidi;
  • ho visto inaugurare tavoli e incontri con quegli stessi rom e gagé, e col comune, e non riesco più a ritrovarli neanche col TOMTOM.
Tavoli e interlocuzioni che erano dovuti, niente di più e di meno, a rom e gagé per mettere assieme qualche idea che ridasse fiato ad una convivenza sempre più critica. Tavoli e interlocuzioni dovuti, forse, a questo o quel soggetto politico che sperava di trovare spazio nel mondo arancione di Giuliano.
Se prima, due anni fa e oltre, era una vera e propria CACCIA AL ROM, adesso forse va un po' meglio (non per tutti, non ditelo per esempio in via Idro...) ma, ripeto, chi tra gli elettori di ALLORA, chi tra gli eletti, è smanioso di ABBRACCIARE I SUOI FRATELLI ROM? Diciamo che questi fratelli sono evoluti alla condizione di TOLLERATI, che è un modo gentile per dire che magari non sono cittadini come gli altri, possono essere sempre sgomberati o stigmatizzati, ma se stanno zitti e non rompono i coglioni al manovratore, possono sperare che qualcuno faccia qualcosa per loro. Il concetto di carità, non c'è bisogno di spiegarglielo.
Due parole agli eletti
Non è vostro compito andare in giro ad abbracciare qualcuno, figuriamoci i Rom! (chi glielo dice a Nicolino?). Ma da voi mi aspetterei un briciolo di politica, cioè:
  1. condivisione
  2. cuore-passione
  3. progetto-visione
e non vedo niente di questo in quella che è (forse) amministrazione. Il rischio che correte (l'ho già scritto), è di perdere alla grande le prossime elezioni.
Due parole agli elettori
Abbracciare gli zingari? Quando mai! Come vi capisco, coi vostri problemi, con rate e bollette da pagare... e tutto il resto. Non pretendo che abbiate testa o cuore per chi è sfigato come/più di voi, ma se si riuscisse a GUARDARSI NEGLI OCCHI (arieccoci) forse capireste che alla fine dei conti, siete trattati da Rom, extracomunitari e pezzenteria varia. Ignorarli, o peggio buttarli fuori bordo nella speranza che la barca non affondi, non vi darà nessun vantaggio. Forse, pensateci, così vi togliete di torno un alleato di cui potreste comunque sbarazzarvi in seguito, quando finalmente capirete quali sono i vostri obiettivi minimi.
Due parole anche ai Rom
Sempre in attesa di qualcuno che vi salvi, di qualcuno che meglio di voi sappia trovare le parole adatte. Che non vi fidate di nessuno, ma vi attaccate a tutti, pur di non muovere un dito. Siete in fondo al pozzo, decidete se rimanere lì, o se volete uscirne cominciate voi ad arrampicarvi. Non aspettatevi niente da nessuno. E se (proprio, proprio) avete bisogno dell'aiuto di qualcuno, abbiate almeno un po' di fiducia in voi stessi.
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